A Roma riconquistare le periferie è l\’unica strategia di successo

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La maionese è davvero impazzita, ma non sa di rancido, anzi profuma di nuovo, di web, di intensi smanettamenti on line. Umori di giovani schifati dalla politica che eleggono in rete parlamentari, consiglieri di vario tipo, e candidati sindaco. Basta poco, un portatile, un ipad e forse uno smartphone per votare. Poco importa se ad eleggere il candidato a sindaco della città (un tempo) caput mundi bastino voti 533 (vedi art. pag 2) e per un parlamentare forse ancor meno. Questo è la democrazia partecipata, massiva, che Casaleggio e Grillo prefigurano per il prossimo futuro in un Paese dove la banda larga è ancora un sogno mentre un terzo della popolazione, per lo più anziani, indigenti ed emarginati, alle tecnologie della rete nemmeno accede.

Eppure l’indignazione di un terzo degli italiani contro questa classe dirigente (non solo politica) è ormai scivolata verso la collera senza bisogno di alcun accorgimento tecnologico. L’altra sera a Ballarò il candidato a sindaco di Roma Marchini affermava che del movimento di Grillo va colto anche il desiderio di partecipazione della gente, la volontà di esserci dopo decenni di delega, un tempo ideologica, oggi sensibile ai format delle false promesse.

Eppure c’è un che di inquietante nella ristrettezza di questi numeri delle “parlamentarie”, “comunarie” o come si chiamano, che uniti alle gestione verticistica di M5S spaventa chi di repubbliche ne ha viste due, prima e seconda, mentre la terza è già di incerti natali e nebuloso futuro. Un leader, prima di tutto attore come Grillo, e un Guru visionario si trovano a gestire un patrimonio di scontento che nemmeno sfocia nel ribellismo di massa ma sfuma in improbabili orizzonti politici. L’onda monta (la boje gridavano le mondine della bassa ai primi del ‘900).

Se ne è accorto anche Gianni Alemanno presentando l’altro ieri la sua lista civica dove impacchettare i probabili esclusi (i morti viventi). Così, compulsando l’ultimo sondaggio, scopre un 30% per ciascuno dei contendenti di destra (ma sarà vero?), sinistra e M5S. Oddio, qui va a finire come a Parma, ammesso che lui al ballottaggio ci arrivi. Ma ci sono gli strateghi della sinistra che stimano Grillo massimo 20% basandosi sul dato delle regionali che è tutt’altra cosa e non prevede il ballottaggio. Beppe, imbattibile sui social network, vince sul voto d’opinione. Non ha bisogno di stare sui territori, nè delle primarie dove si consuma una sinistra divisa. In politica contano i numeri che tocca andare a pesare e raccattare in quelle periferie che Grillo ha espugnato con percentuali da vecchio PCI. Nè basta scrivere su un manifesto per le primarie "Daje" perché c’è il rischio che, elettoralmente parlando, la gente te le dia davvero di santa ragione. Al popolo si parla chiaro e pulito in italiano, fuori dai teatri da 1000 posti, dalle riunioni di quartiere di pochi pensionati e militanti affezionati, dagli incontri di categorie che dovrebbero controllare i voti, per non parlare delle mitiche cene della destra ormai sotto il mirino della Finanza.

Tocca riprendersi le piazze, piccole o grandi che siano, le strade, stare sui mezzi pubblici e rischiare qualche insulto. Se non lo fai tu, lo fa Grillo, che si prende solo strette di mano. Tocca scendere dalla pianta del “confronto”, dei “contenuti”, delle strategie, dei sondaggi, dei dibattiti (“no il dibattito no” citando Ecce Bombo) e semplicemente andare fra la gente, pellegrini in un mondo sconosciuto. Dove si ascoltano frasi irripetibili di pancia, piene di rabbia e disprezzo (“tutti ladri, tutti uguali!”). La gente nelle urla (studiate) di Grillo identifica la propria frustrazione.

Stringere le mani a chi non vuole, parlare a chi non ascolta, dialogare con chi è ostile, chiarire a chi non legge. Utopia dell’ascolto? Ideologia della umana condivisione? Forse. Ma intanto mentre qualche sapiente discetta su questa società urbana e liquida, la società, quella vera, frana e travolge i modelli anche etici del secolo scorso. Il mondo è cambiato, l’Italia è cambiata. Se ne accorge un papa, ma non ancora i professionisti della politica che chiudono la stalla quando i buoi sono scappati. Giuliano Longo