Acea, De Luca: «Il sindaco blocchi le nomine fuori tempo massimo»

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Il consigliere comunale Athos De Luca, da sempre attento e capace di guardare dentro alle questioni che riguardano il funzionamento della capitale, ha esposto in una lunga nota i motivi della sua preoccupazione per lo stato in cui versa la grande azienda pubblica dell’acqua ed energia, che per i romani è da sempre l’Acea. «Sono molto preoccupato per Acea, in 5 anni con questa amministrazione, ha raddoppiato il debito, è crollata in borsa e nel rating, ha prodotto inefficienza e disservizio e nessuna strategia aziendale.

Tutte le società simili in Italia (Bologna, Torino, Genova, Trieste, Como etc), sono aumentate in borsa tranne Acea. Il Pd ha impedito al sindaco di svendere il 21% di Acea ai privati ma ora Alemanno vuole affidare il vertice della società agli azionisti privati rappresentati dal dott. Gallo. Abbiamo presentato una mozione in Consiglio Comunale per chiedere che sia la nuova amministrazione legittimata dal voto popolare a decidere i nuovi assetti dell’azienda».

«Acea, 7050 dipendenti, fattura 3,5 milioni, debito 2,177 milioni, – afferma il consigliere comunale Athos De Luca – è stata sempre il fiore all’occhiello di Roma, in 5 anni questa amministrazione ha raddoppiato il debito, ha un forte calo in borsa ed è scesa a livelli di allarme nella quotazione del rating, ha prodotto inefficienza, disservizi (dalle bollette pazze ai depuratori), è stata costretta a vendere tutti gli impianti fotovoltaici per circa 140 milioni e sta regalando ai privati l’Azienda.

Prima le banche correvano dietro Acea per gestire la tesoreria, ora Acea ha un debito di oltre 2 miliardi e non è più solubile, per questo ha finanziamenti solo attraverso i bond, per ottenere i quali è necessario avere un rating ok. Il quadro del fallimento gestionale di Acea, è confermato dalla totale assenza di qualsiasi strategia aziendale sui nuovi settori, come il ciclo dei rifiuti, che a Roma è in situazione di emergenza, sull’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili e su tutta la Green Economy, che in tutto il mondo costituisce la nuova sfida per lo sviluppo.

Va ricordato che il costo del personale non può essere invocato come causa del dissesto, poichè incide solo per il 10% sul Bilancio (ai livelli dei metalmeccanici), mentre gli stipendi dei management superano il milione. Acea, non avendo più liquidità, non fa più investimenti in nessun settore, trascura la manutenzione degli impianti producendo sempre più disservizi e inefficienza. Oramai la produzione di energia, è passata tutta ai francesi e Acea ha solo il 70% della rete di distribuzione. Lo scandalo delle bollette pazze, è un esempio di grave inefficienza, Acea ha speso 1 milione e mezzo per sostituire i vecchi contatori e installare i digitali per la lettura automatica dei consumi; ha speso 40 milioni per un nuovo sistema per il data-base dei clienti risultato incompatibile, per cui si ricorre a continui conguagli, sempre sovrastimati a carico dei clienti». 

«Acea – conclude De Luca – non è in grado neppure di recuperare i crediti che vanta nei confronti dei clienti, pari a 700 milioni, di cui 120 da Roma Capitale, 150 dalle aziende, 240 dall’utenza domestica e 25 milioni dal Vaticano. Il Pd ha impedito al sindaco di Roma di svendere ai privati il 21% di Acea, ma ora prima di lasciare il Campidoglio, vuole rinnovare il CdA e nominare Amministratore Delegato l’attuale direttore dott. Gallo, che rappresenta l’azionariato privato, consegnando quindi, la guida di Acea nella mani dei privati. Il Pd ha presentato una mozione in Consiglio Comunale, in cui chiede di lasciare il rinnovo del CdA alla responsabilità della nuova amministrazione legittimata dal voto popolare a condurre l’azienda nei prossimi 5 anni».