La bomba inesplosa dei Pvq

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Che la mina dei punti verdi qualità sia sempre in condizione di esplodere provocando danni per centinaia di milioni a Roma Capitale lo abbiamo sempre saputo. Così come abbiamo sempre denunciato l’inerzia del Campidoglio che spera di scaricare la patata bollente nelle mani della prossima Amministrazione mettendo nel frattempo la testa sotto la sabbia.

Solo l’associazione degli assegnatari dei Pvq si fa periodicamente viva per richiamare l’amministrazione alla sua responsabilità, ma a quanto pare invano. Ancora ieri con un documento presentato al Consiglio Comunale l’associazione ripercorreva le ultime tappe di una vicenda che si trascina da anni con risvolti giudiziari finiti su tutti i giornali. Il documento ricorda che nel marzo dello scorso anno fu istituito l’apposito Ufficio Temporaneo di Scopo che avrebbe dovuto fare un’enquiry sullo stato dell’arte.

Molto meglio sarebbe stato affidare l’ingrato compito ad una società privata di auditing. Che poi la baracca non abbia funzionato lo dimostrano le successive nomine. Per prima l’avvocato Angela Raimondo nel marzo dello scorso anno, mentre i concessionari facevano convocare il luglio successivo una riunione presenti il segretario generale del Comune Dr Iudicello, l’Avv Raimondo, l’assessore Visconti e i consiglieri Valeriani e De Priamo. Nella riunione si stabilì di verificare con la Ragioneria Generale gli impegni di Bilancio che avrebbero potuto mitigare il rischio di insolvenza dei Concessionari in difficoltà finanziarie e di salvare il Campidoglio dall’escussione delle fideiussioni garantite al 95% per un totale di 300 milioni, dopo averne restituito ben 9 di milioni alle banche per il flop dei concessionari Perconti e Massimo.

Dopo l’avv Raimondo arriva l’Ing. Roberto Massaccesi, del quale qualche mese fa avevamo annunciato in anteprima le dimissioni sollevando voci scandalizzate dai concessionari che facevano finta di non saperlo. Se ne va Massaccesi e subentra la D.ssa Emanuela Bisanzio. Risultato: punto da capo e nulla di fatto. Ora i concessionari, molti dei quali insolventi rispetto ai mutui contratti, non solo invocano un intervento del Comune per bloccare i pagamenti al Credito Cooperativo e al commissariato Credito Sportivo, ma addirittura chiedono che vengano approvati i progetti in itinere e quelli relativi alle cosiddette aree Delocalizzate, per farci altre strutture. Ovviamente agitando la bandiera dei cantieri bloccati e delle ripercussioni sulla occupazione anche per i Pvq attualmente aperti ai cittadini. Ovviamente se il comune non interverrà si preannunciano guai per il bilancio di Roma Capitale.

Parte così dai concessionari una serie di richieste che fanno trasecolare. In primis chiedono legittimamente di rendere operativo l’ufficio di scopo quantomeno per avere una esatta dimensione del problema. Ma poi chiedono di non perdere il loro fondo di garanzia del 5% a suo tempo istituito e soprattutto di spalmare la restituzione dei mutui a 30 anni anziché entro gli attuali 15. Con questa soluzione all’italiana la mina della fideiussione capitolina al 95% esploderebbe un pò più in là e altre nuove strutture potrebbero sorgere. C’è di più, perché nelle more delle decisioni in merito che si annunciano complicate, i concessionari vorrebbero la rimodulazione delle rate di mutuo che non sono state pagate o sono ancora da pagare. Questo si che è fare impresa. Non ho più soldi e scarico sul Comune i costi di operazioni in alcuni casi fallimentari e speculative, mettendo una bella pietra sopra i casi di fatture gonfiate, giri e rigiri di concessioni, cantieri fermi da anni, concessioni già revocate, arresti di imprenditori e funzionari comunali in attesa di giudizio e così via. Il tutto con il piede sulla mina che rischia di far implodere le casse comunali e alleggerire le tasche dei contribuenti.

Giuliano Longo