Primarie per il Campidoglio: Marino in campo, prosegue la polemica

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La scrematura promessa dal segretario cittadino Marco Miccoli all’assemblea dei Democratici di due sabati fa, non c'è stata. Anzi, i candidati alle primarie della coalizione di centrosinistra sono aumentati perché finalmente il senatore Ignazio Marino ha sciolto le riserve e ha depositato ieri le firme richieste, mentre il capogruppo capitolino del Pd Umberto Marroni ha portato le sue facendo apparentemente cadere l’accordo per sostenere l’eurodeputato David Sassoli.

Chi si è “scremato” da solo è stato invece l'imprenditore Alfio Marchini che dopo aver presentato le sue brave firme a via delle Sette Chiese, 10 minuti dopo ha diramato un comunicato alle agenzie affermando che non avrebbe partecipato alle primarie del Pd e della coalizione. A ben vedere questa è la vera sorpresa perché ormai sulla discesa in campo di Marino c’erano pochi dubbi anche se per tutta la giornata di domenica erano corse voci di una possibile nomina alla vice presidenza del Senato. Ma anche la rinuncia di Marchini è una “sorpresa” preannunciata. L'imprenditore l'aveva detto chiaramente nei giorni scorsi: «Se si candida il cardiochirurgo secondo vecchie logiche correntizie, io non mi candido». Ma ieri ha voluto anche aggiungere qualcosa: «Era un dovere verso coloro i quali, pur non essendo per la grande maggioranza d’accordo sulla mia partecipazione, in pochissimo tempo e con una mobilitazione straordinaria hanno permesso di andare ben oltre il quorum richiesto». Un adempimento che Marchini ha voluto per rispetto «verso la casa del Pd» che però «ha cambiato il regolamento rendendo così tecnicamente possibile la nostra partecipazione».

Insomma secondo Marchini queste primarie sono “aperte” per modo di dire perché si tratta solo del «legittimo confronto tra diverse correnti interne» al Pd. Se l’autoesclusione dell'imprenditore lascia aperte tutte inconite per le prossime elezioni comunali del 26 maggio alle quali l’imprenditore si presenterà da solo, il senatore Marino che molti danno per favorito alle primarie, ha cominciato a delineare i contenuti del suo programma. Così scrive di perdita di senso etico e di comunità, mentre sogna una città che funzioni «con una gestione trasparente, che rende la vita delle persone che ci vivono più facile, più sicura, più veloce». Una città «che attrae, che cresce in modo etico, intelligente ed ecologico, che ridà valore al dinamismo culturale, che si riprende il ruolo che le spetta nel mondo».

“I have a dream” par dire Marino che però si scontra subito con le difficoltà interne al Pd dove l’opposizione di Umberto Marroni è ormai del tutto esplicita. Marroni da giorni batte il tasto della candidatura del senatore sostenuta anche da Goffredo Bettini, tanto che maliziosamente fa notare: «Io e altri candidati siamo venuti direttamente a consegnare le firme, Marino è invece il candidato dell'ultima ora e ha il limite di essere calato dall'alto».

Polemica che è destinata a crescere in vista della scelta finale rischiando di spaccare un partito romano che ancora oggi non brilla per coesione. Non a caso ieri il Tempo riportava la notizia, evidentemente ispirata, che ancora nelle ultime ore Miccoli si era rivolto ai circoli Pd per raccogliere le firme necessarie alla candidatura del cardiochirurgo.

Di Marino, Marroni Sassoli abbiamo già detto, ma in lizza vengono confermati il renziamo ed ex ministro Paolo Gentiloni, l'ex assessore provinciale Patrizia Prestipino che in corsa dalla metà dello scorso anno. Poi per la coalizione hanno presentato da tempo le loro firme anche la consigliera capitolina Gemma Azuni e Luigi Nieri entrambi di Sel e il socialista Mattia Di Tommaso.

Fuori dal centro sinistra e dalle primarie concorrono alla poltrona di sindaco oltre Marchini, l'ex assessore Umberto Croppi. Sandro Medici, l'ex ministro Alessandro Bianchi, più il candidato grillino del quale si va decidendo in queste ore dopo la consultazione on line. Tutti divisi ma contro un Gianni Alemanno che ieri manifestava una certa preoccupazione. Infatti ieri parlava di «un gioco totalmente aperto». Anche se occorre «valutare l'impatto del Movimento Cinque Stelle» che potrebbe addirittura escluderlo dall’eventuale ballottaggio del 9 e 10 giugno.

Giuliano Longo