«Sale operatorie sotto utilizzate al S. Eugenio di Roma»

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A volte certe proteste passano inosservate come voci nel deserto. Ma la denuncia fatta ieri dal sindacalista della Usb ha un valore che va al di là del singolo caso. Quello dell’esempio.

«A distanza di molti anni, e nonostante milioni di euro spesi per costruirle e renderle funzionali, ben 4 sale operatorie dell’Ospedale S. Eugenio di Roma sono ancora sottoutilizzate» ha dichiarato ieri alla stampa Rocco Truglia, della USB ASL RM/C. Il problema è sempre lo stesso: l’utilizzo di una spesa sanitaria che a volte è anche inferiore a quella di altri paesi europei, ma che spesso non riesce a fornire servizi adeguati e a migliorare le cure e quindi la salute delle persone. La storia del S. Eugenio è proprio una di queste.

Si torna indietro di oltre dieci anni, nel 2001, per leggere le notizie di quattro sale operatorie appena ristrutturate, insieme a ben due reparti di terapia intensiva. Soldi pubblici ben utilizzati, si pensa. Ma se poi le strutture non vengono sfruttate in tutte le loro potenzialità il discorso cambia. «Negli anni – prosegue il sindacalista – si sono continuati a spendere soldi pubblici per ovviare ad “improvvise” infiltrazioni di acqua dal tetto e per incrementare la dotazione tecnologica, che resta di elevata qualità ma non sono state usate se non per una cinquantina di interventi, alcuni dei quali in videoconferenza». Il problema sembra essere accentuato dalla condizione sempre più precaria in cui versa la sanità locale.

Se già negli scorsi anni i rappresentanti dei sindacati e delle associazioni dei medici lamentavano la mancanza di personale (infermieri, medici, radiologi) ma anche talvolta di materiali di base come garze e fili, a peggiorare la situazione ci si mettono anche i tagli della sanità con situazioni difficili nell’area sud di Roma e un piano sanitario che mette a rischio di esistenza una struttura storica come il Cto della Garbatella. «Ad oggi, mentre assistiamo impotenti alla continua diminuzione di posti letto e di lavoratori, le 4 sale operatorie rischiano di diventare il solito esempio di sperpero di denaro pubblico – aggiunge Truglia – mentre un minimo investimento di personale potrebbe contribuire a cancellare le interminabili liste di attesa e dare risposte concrete ai bisogni di salute».

Insomma, la vicenda delle sale operatorie sottoutilizzate dell’ospedale Sant’Eugenio potrebbe essere di ispirazione per la nuova Regione che si appresta ancora una volta a prendere in mano il fascicolo bollente della sanità laziale in crisi. Ponendo al centro della riforma non i conti ragionieristici di chi pensa che tutto si possa risolvere tagliando le spese, ma puntando all’efficienza del sistema e alla appropriatezza delle cure, anche attraverso una rimodulazione del modello di sanità sul territorio. «Dopo innumerevoli inchieste su truffe e concussioni varie che hanno coinvolto molti ex Dirigenti di questa ASL – conclude il sindacalista della Usb – non vorremmo che anche la vicenda delle sale operatorie sia servita per rimpinguare le tasche di qualcuno».

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