Roma, primarie aperte: meno firme e nuove regole

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Circa 1.300 firme tra gli iscritti per i candidati del Pd e 4.000 firme tra i comuni cittadini per i candidati esterni al Partito democratico. Per tutti, poi, la sottoscrizione di una carta dei valori e di un impegno a sostenere il vincente della partita.

Questi dalle prime informazioni pervenute, sono i numeri e le regole fissati dalla segreteria del Pd romano per trovare la quadra nel complicato rebus delle primarie del centrosinistra per il sindaco di Roma. Una proposta, quella messa a punto dall'esecutivo cittadino del Pd, che sarà sottoposta al vaglio dell'assemblea romana che si riunirà tra domani e sabato.

Se dovesse passare questa linea, i candidati del Pd per correre alle primarie del 7 aprile dovranno raccogliere 1.300 firme tra gli iscritti del Pd di Roma (ossia il 10% dei tesserati) e non più 2.600 come fissato in origine. Per i candidati indipendenti, invece, confermata la soglia delle 4.000 firme da raccogliere tra i cittadini elettori. L'obiettivo è quello di trovare un punto d'equilibrio, dopo le polemiche degli ultimi giorni alimentate anche dal risultato delle elezioni politiche e regionali, tra l'esigenza di garantire una gara "realmente" aperta anche ai candidati che non fanno parte della coalizione Roma Bene Comune formata da Pd, Sel e Psi e la necessità di impedire che le primarie si trasformino in un tutti contro tutti senza regole e senza vincoli, al termine delle quali ogni candidato torni a lavorare solo per sé.

Sul fronte dei Cinque stelle romani invece il movimento fa sapere che parteciperà alla corsa per il comune e, naturalmente, deciderà con una consultazione online i prossimi 13 e 14 marzo il nome del loro candidato sindaco. Non esiste ancora una lista dei pretendenti a questo ruolo, probabilmente per sottrarsi alla fortissima attenzione mediatica di questi giorni, ma si sa già che avranno di ritto a votare in queste nuove primarie online solo quelli che avevano già partecipato nelle scorse settimane a quelle che Beppe Grillo e il suo guru della comunicazione Casaleggio avevano definito le “parlamentarie” e dalle quali erano usciti i nomi dei candidati a Camera e Senato. Saltato invece il cosiddetto “graticola day”, l’evento online con il quale si voleva sottoporre al giudizio del popolo del web nomi e volti dei candidati.

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