Altro cambio in vista all’Ama: Gianni vuole tagliare col passato

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Quel diavolaccio di sindaco una ne fa e cento ne pensa: così decide che è ora di cambiare il manico di Ama. In fondo per l’azienda della monnezza sarebbe solo il quarto cambio della guardia, mentre all’Atac Gianni Alemanno ha dato il meglio di sé cambiandone almeno cinque di amministratori delegati, se la memoria non ci inganna. Così, quatto quatto, in questi giorni ha avviato segretissimi contatti per far fuori Giovanna Anelli che ancor oggi è “solo” direttore generale dell'azienda perché l’ultimo amministratore delegato fu dimissionato il 21 novembre scorso dal sindaco.

A lasciarci le penne fu Salvatore Cappello, molto vicino a Comunione e Liberazion, e fatto venire appositamente da Milano dove era direttore della locale azienda di igiene pubblica, Amsa, proprio per sostituire Panzironi impicciato con la storia di parentopoli. Il pretesto per far fuori Cappello fu il contratto decennale da 50 milioni di euro a favore del consorzio Colari di Manlio Cerroni, il «Re» di Malagrotta, contratto che poi fu solo parzialmente modificato nella durata.

Fu allora che di fatto Panzironi rimise un mezzo piede in azienda visto che la dott.ssa Anelli era un po’ una sua creatura avendola lui stesso collocata in Ama nel 2009 prelevandola da una direzione amministrativa delle Poste Italiane. Ma in queste notti il sindaco ha lavorato indefessamente per la sostituzione ai vertici di quell’azienda, ha consultato qualcuno, ma in gran segreto avrebbe deciso di nominare un amministratore delegato nella persona di Maurizio Castro, già senatore della Repubblica nella scorsa legislatura, rappresentante del Pdl della Commissione Lavoro del Senato e relatore del discusso decreto Fornero insieme a Filippo Saltamartini (PdL).

Qualcuno ricorda ancora che l’ex senatore, nato in provincia di Pordenone nel ‘54, fu dirigente delle risorse umane, ovvero capo del personale, alla Zanussi alla fine del ‘900, ma fu anche uno dei collaboratori di Marco Biagi, il padre della riforma del lavoro del 2003 barbaramente ucciso dalle Brigate Rosse nel 2002. La competente collaborazione di Castro, ma soprattutto il suo ruolo precedente nella Zanussi, gli valse la protezione delle forze dell’ordine sin dal 1999 per minacce terroristiche molto concrete.

Nel 2002 lo ritroviamo presidente della Fondazione Nuova Italia, fiore all’occhiello di Gianni Alemanno allora ministro per le politiche agricole e ben prima che Franco Panzironi allora dirigente della agenzia per le razze equine (Unire), ne divenisse il tesoriere. Il senatore non viene riconfermato per questa legislatura ma comunque fa pur sempre parte di quella famiglia del Ministero, dove avrebbe ricoperto qualche importante incarico. Una famiglia dalla quale Alemanno ha attinto a piene mani dirigenti e quadri oggi allocati in alcuni gangli importanti della sua amministrazione, Panzironi in primis. Un altro fedelissimo insomma, ma sarebbe riduttivo pensare che il sindaco abbia voluto solo piazzare un suo amico al vertice dell’Ama, tanto più che Castro vanta esperienze manageriali e parlamentari.

Allora si può avanzare il dubbio che questa nomina, per ora sussurrata, non solo finirà per ridimensionare i poteri di Giovanna Anelli, che pure in questi pochi mesi si è data da fare, ma sia una sorta di benservito a Panzironi che all’Ama ce l’ha voluta. Si dà infatti il caso che i due pilastri della vittoria prima e della gestione del sistema di potere di Alemanno poi, Panzironi e Riccardo Mancini siano oggi coinvolti in vicende giudiziarie. Il primo perché rinviato a giudizio nel dicembre scorso (prima udienza il 22 marzo prossimo) con altre 7 persone per oltre 800 assunzioni irregolari presso l’azienda di smaltimento dei rifiuti del comune di Roma. Mentre Mancini, che ha dato da poco le dimissioni da amministratore delegato di Eur spa, è ancora nel mirino della Procura per la presunta tangente relativa all’acquisto dei famosi filobus Menarini/Finmeccanica. La eventuale nomina di Castro potrebbe segnare il tentativo di Alemanno di prendere le distanze da un ingombrante passato sul quale troppo spesso la magistratura tenta di far chiarezza.

Giuliano Longo