Niente test Tbc, scontro tra Cattolica e Codacons

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L'università Cattolica non vuole sottoporre i piccoli pazienti del Gemelli al test della Tubercolosi. Lo ha denunciato in una nota il Codacons, che non abbassa la guardia sulla vicenda che da settimane sta coinvolgendo la sanità romana, tra paure vere e psicosi mediatiche. E fa appello al Pontefice minacciando anche una denuncia alla presidente della Regione Polverini. «Con un atto di intervento notificato al Tar del Lazio – spiega l'associazione – l’Università Cattolica del Sacro Cuore si oppone alla recente decisione dei giudici del Tribunale Amministrativo, e contesta l’ordinanza che ha esteso i controlli anche ai bimbi nati nel 2010 presso l’ospedale Gemelli».

L'associazione dei consumatori riporta le parole dell’Ateneo: «Scrive l’Università nell’atto: "considerato che… la suddetta ordinanza cautelare sembra supporre l’esistenza di una cattiva gestione del "rischio tubercolare", l’Università Cattolica ritiene opportuno intervenire, innanzitutto al fine di offrire ulteriori elementi di valutazione al Giudice amministrativo; con riserva di impugnare la suddetta ordinanza cautelare, questa difesa può evidenziare, sin da ora, che essa sembra in contrasto con le raccomandazioni degli Organismi internazionali posti a tutela della salute, convogliate in Linee Guida, soggette ad aggiornamenti periodici e costantemente riprese dalle norme di indirizzo vigenti in Italia. L’Università Cattolica interviene in giudizio, chiedendo sin da ora il rigetto del ricorso e dei motivi aggiunti proposti dal Codacons ed altri». Il Codacons poi conclude: «Di fronte alla presa di posizione dell’Università, che contestiamo fortemente, rivolgiamo oggi un appello al Pontefice, affinché intervenga mostrando comprensione e conforto nei confronti delle famiglie dei bambini coinvolte nel caso della tubercolosi, e perché la Chiesa vada incontro alle loro ingiuste sofferenze – afferma il presidente Carlo Rienzi – Considerato poi che l’ordine del Tar non è stato ancora ottemperato, ci riserviamo di denunciare in Procura la Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, qualora non dia esecuzione immediata alle disposizioni dei giudici».

A leggere i dati diffusi ieri dal ministero della Sanità in un convegno a Villasimius, comunque, Roma mostra dati più alti del resto d'Italia rispetto all’incidenza della Tbc, anche se non si può parlare di epidemia. Se a livello nazionale l’incidenza è bassa, al di sotto dei 10 casi ogni 100mila abitanti, (dato stabile dalla metà degli anni ‘70), nel 2009, secondo i dati del ministero, nel Lazio si sono registrati 12,1 casi ogni 100mila abitanti. Più alta l’incidenza per la sola città di Roma dove nel 2009 sono stati registrati 487 casi di tubercolosi, corrispondenti a 17,9 casi ogni 100mila abitanti, mentre nella provincia i casi sono stati 498 e l’incidenza di 12,12 ogni 100mila abitanti. Per il ministro Fazio, comunque, «non c’è alcuna recrudescenza della malattia».