Tbc, positivo anche bimbo nato dopo l’allontanamento dell’infermiera

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È risultato positivo ai test per la Tbc «anche un bimbo nato il 27 luglio scorso, esattamente due giorni dopo l'allontanamento dell'infermiera, il che dimostrerebbe che l'infezione sarebbe perdurata nei locali del Policlinico Gemelli fino a che questi non sono stati chiusi». Questo è quanto è emerso dall'incontro tra i rappresentanti del Codacons e 50 genitori di bambini a rischio Tbc avvenuto ieri nella sede dell'associazione.

La scoperta ha indotto il Codacons a suggerire a tutti i genitori dei bambini nati dopo il 25 luglio al Gemelli di sottoporre ai test i propri figli. L'associazione sta inoltre raccogliendo altri «inquietanti particolari sul comportamento del Gemelli e degli altri ospedali che effettuano i test e sulle drammatiche sofferenze delle famiglie coinvolte». Particolari che saranno dettagliatamente portati a conoscenza dell'opinione pubblica nella conferenza stampa programmata dal Codacons per mercoledì 7 settembre alle ore 12 a Roma a cui parteciperanno i genitori dei bambini coinvolti nello scandalo e gli esperti sanitari dell'associazione. Sono stati invitati a partecipare sia Renata Polverini sia Aldo Morrone dell'ospedale San Camillo. Durante l'incontro verranno illustrate alla stampa le concrete iniziative giudiziarie varate dal Codacons e dall'associazione Articolo32 a tutela della salute pubblica e delle famiglie coinvolte.

Intanto il Tar, con un decreto emesso oggi, ha concesso solo 15 giorni di tempo alla Regione Lazio per depositare tutti i verbali del tavolo di coordinamento e spiegare come mai e con quali atti sia stato limitato il periodo dei test da gennaio a luglio 2011, senza controllare il totale di bimbi nati nei due anni e mezzo in cui l'infermiera colpita da tbc ha lavorato nel reparto neonatale. Il totale, secondo le stime Codacons, ammonterebbe a circa 4.500 bambini, oltre ai 1.358 già esaminati. Il prossimo incontro tra Codacons e Regione è stato fissato per il 28 settembre prossimo. Stando al Codacons, risulta «clamoroso» anche un altro elemento secondo il quale «la presidente Renata Polverini, nel decreto del 27 agosto scorso n. U0078, riconosce – contrariamente a tutte le dichiarazioni rilasciate alla stampa – che siamo in presenza di un’epidemia e ordina un’indagine epidemiologica a una commissione formata almeno da sei componenti particolarmente qualificati esterni all'amministrazione regionale». »Peccato solo – aggiunge l'associazione – che i nominati non siano affatto esterni al Ssn che fa capo proprio alla Regione Lazio, così come tra gli altri Mario Alma del San Camillo e Piero Borgia dirigente della Asp regionale«. »A questo punto – conclude il presidente Carlo Rienzi – abbiamo chiesto al Tar di ordinare alla Regione di bloccare la Commissione e nominare al suo posto l'Istituto superiore di sanità, organo che per legge è deputato a questi compiti».