Alemanno sta “divorando” i suoi figli

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Sarebbe interessante conoscere quali vantaggi, benefici o contropartite garantiscano Franco Panzironi che si appresterebbe a lasciare la sua poltrona a un dirigente indicato da Formigoni (Salvatore Cappello, già direttore dell'Amsa di Milano). Possiamo presumere una ricca liquidazione, sempre che sia sufficiente a ripagare l'ex presidente dell'ente per la promozione delle razze equine al fianco di Alemanno sin dai tempi della sua permanenza al ministero delle politiche agricole. 

Un'amicizia di lunga data che diviene qualcosa di più: un sodalizio che concorrerà alla vittoria elettorale del giovane sindaco fornendogli l'ossatura e la ciccia di quel sistema di potere che ora si va decomponendo. Non fu il caso ad affidare a Panzironi la gestione e quindi la cassa della fondazione del sindaco, Nuova Italia, che è anche la sigla sotto la quale si raccoglie la componente alemanniana, forte a Roma ma ininfluente a livello nazionale con grande rammarico del Gianni dalle mai sopite ambizioni nazionali. Stupisce quindi l'estromissione di Panzironi che per molti fedelissimi del sindaco è il segno di un cambiamento di rotta politica che prevede il sacrificio di tutti gli uomini che gli furono vicini prima e dopo la sua vittoria elettorale. Un po’ come il conte Ugolino, Alemanno sta divorando i figli a uno a uno. Soltanto restando in tema di rifiuti permangono forti i malumori dell'assessore regionale Pietro Di Paolantonio che aveva tentato di piazzare Marotta, un suo dirigente, in Ama. Un alemanniano doc, oggi sospinto verso la Polverini, vicina al sindaco solo a parole. Ma se la ventilata presenza di un esterno, addirittura lombardo, fa rosicare molti, ancora più preoccupante risulta quanto si preannuncia per il futuro.

Le voci corrono e il fuoco amico non ha mai cessato di bersagliare un sindaco spesso non gradito a larghe componenti del Pdl. Così se l'eliminazione dell'ex assessore alla cultura Croppi poteva avere senso politico dopo la sua adesione al partitino di Fini, l'eliminazione del commercialista Bertucci dall'Atac è stata invece rapida e spietata nonostante la parentopoli, pratica diffusa anche se in misura ridotta con le precedenti amministrazioni, non poteva ricadere esclusivamente sotto le responsabilità di un professionista più “portaordini” che manager. Per non parlare dei capi di gabinetto che evidentemente fedeli ad Alemanno non erano e che, da Basile dopo la parentesi Atac a Mantici, già analista dei servizi segreti, hanno preso la larga dal sindaco, forse fiutando un futuro nient'affatto tranquillo. Ma se Panzironi è stato fatto fuori con la scusa delle indagini in corso della magistratura, che dire di Mancini, l'ad di Eur spa prossimo a fare le valigie a settembre? Voci, solo voci, ci si obietterà, tanto vale allora tener presente anche quella che vede l'onnipotente segretario Antonio Lucarelli in procinto di mollare il prestigioso incarico.

Cupio dissolvi o lucida strategia politica del sindaco? Alemanno non fa mistero delle sue ambizioni tanto da alzare tardivamente la voce contro la palese arroganza dell'alleato Bossi. Che poi tenti di entrare nei giochi che contano nel Pdl lo dimostrerebbe questa singolare sintonia con Formigoni emersa con le nomine Ama, anche se non confermate. Può davvero essere che la nomina di Alfano dia l'avvio a una tumultuosa successione a Berlusconi nella quale Alemanno vorrà il suo posto al sole. Ma divorati tutti i propri figli, in rotta con Piso e Rampelli, i due boiardi aennini, su chi potrà contare per costruire il suo luminoso futuro politico?

Certo l'immagine, quel vestito giovanil popolare che lo spin Luigi Crespi gli va cucendo addosso, può servire, ma la vittoria del 2008 fu costruita da un team di fedeli che riannodò i fili con i poteri forti, costruttori, finanza, Vaticano, ma lavorò duro, molto duro in quelle periferie che Veltroni aveva abbandonato. E mangiando i suoi figli Alemanno distrugge proprio questo tessuto fatto di interessi, clientelismo, favori e popolo, con la differenza rispetto al passato che i due sondaggi settimanali che Crespi gli somministra come una medicina amara, vedono Alemanno colare a picco, mentre fa sorridere l'indiscrezione che parla di un ristrettissimo gruppo di studio sulle mosse di Zingaretti. Meglio che il sindaco si affidi alla buona volontà della Saltamartini che tenta di rimettergli in piedi una corrente che non esiste più.  

Giuliano Longo