Processi lenti, bocciato il Tribunale di Roma

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Un progetto di organizzazione che presenta «vizi di fondo nell'impostazione» e che dunque non consente il «superamento di picchi di inefficienza» della struttura. Il Consiglio superiore della magistratura boccia il piano organizzativo per il triennio 2009-2011 del Tribunale di Roma, votando all'unanimità in plenum la delibera proposta dalla Settima Commissione. Nel settore penale un crescente numero di processi, con incremento del 22% nell'ultimo triennio; una «gravissima pendenza», rileva il Csm, anche nel civile, soprattutto per quanto attiene alla I sezione, che si occupa di diritto di famiglia.

Per ovviare a queste difficoltà, tuttavia, «non risulta predisposto un organico, documentato e razionale programma di analisi dei flussi e delle pendenze, che deve essere accompagnato da rilevazioni statistiche attendibili». Inoltre, si legge nel documento, «da tali carenze di analisi discendono effetti negativi con riferimento alla determinazione dell'organico» e «le medesime carenze non consentono di effettuare una valutazione ragionata delle effettive esigenze di ciascun settore, e perciò non consentono di effettuare scelte credibili per sopperire alle criticità evidenziate». Nello specifico, per il settore GipGup, «a un consistente calo dell'Indice di smaltimento non si è fatto fronte con adeguata sollecitudine».

«La sezione lavoro, che ha l'organico al completo, non soltanto ha eliminato significativamente le sopravvenienze ma ha anche inciso in maniera notevole sull'arretrato. Dal 2007 ad oggi sono stati circa diecimila i procedimenti smaltiti». Questo il commento alla delibera del presidente del Tribunale di Roma, Paolo Di Fiore, che però ha affermato di non aver ancora letto il documento del Csm. In merito alla situazione del tribunale ha ammesso che «la produttività dei gip è in calo ma in quell'ufficio mancano sette unità. In tutto il tribunale – ha concluso – sono vacanti tra i trenta e quaranta posti di magistrati: tutto questo incide gravemente sulla produttività».