Atac, nessuna traccia del piano industriale

0
29

Che il consigliere Francesco Smedile sia soddisfatto «perché l'Aula Giulio Cesare grazie al lavoro delle opposizioni e a un atto di coscienza della maggioranza ha profondamente corretto l'impostazione iniziale della delibera che autorizza la vendita dei beni conferiti ad Atac» ci conforta. Tanto più che «su ogni singola trasformazione sarà l'Assemblea Capitolina e non la Giunta a prendere le decisioni finali».  Insomma diciamocelo chiaramente, da quando Smedile è sbarcato all'Udc, Alemanno e i suoi uomini contano davvero poco. Eppure su Atac qualche dubbio resta e non su bazzecole, ma proprio su quel piano industriale dell'azienda che l'ex ad Basile aveva imbastito e che alla fine gli è costato il posto. Si suppone tuttavia che un piano di tal fatta per una azienda di tali dimensioni (la più grande Atp d'Italia) comporti competenze manageriali forti e teoricamente tali competenze dovrebbero essere appannaggio anche del nuovo gruppo dirigente Atac scaturito, senza ombra di dubbio, da un accordo fra maggioranza ed opposizione.

Eppure l'ad Carlo Tosti aveva assicurato durante l'ultima riunione del cda il 23 giugno che il nuovo piano industriale sarebbe stato presentato subito dopo il Consiglio comunale, ma i giorni passano e del piano non si vede ombra. Quasi che l'amministratore delegato e il direttore generale Antonio Cassano si sentissero appagati di aver portato a casa la vendita futura del patrimonio immobiliare Atac. In verità il nome di Tosti era già spuntato nel corso del dimissionamento dell'altro ad Bertucci nel settembre dello scorso anno ed era stato molto benevolmente definito dalla stampa «manager di razza e membro del cda della multinazionale con dna francese, Bombardier». La stessa società che produce aerei e treni per ferrovie e metropolitane che si è aggiudicata in ati con AnsaldoBreda la fornitura dei treni per l'Alta Velocità. Ma nella Bombardier Tosti, quale consigliere d'amministrazione, intratteneva rapporti con le istituzioni, mentre dal 2008 era anche direttore del marketing strategico della consociata Bombardier Project Automation spa. Un uomo di relazioni e di vendita che con Atac aveva intessuto già rapporti d'affari, non un manager operativo. Ruolo che a questo punto dovrebbe spettare al direttore generale Antonio Cassano dirigente di lungo corso all'interno dell'Atac e pedina forte del Pd.

Delle intenzioni di Cassano nel corso dell’inaugurazione della nuova biglietteria della stazione della metropolitana Eur Fermi, si apprendeva che erano in vista «delle novità infrastrutturali che interesseranno l’Eur nei prossimi anni». Un  progetto pilota «dove un luogo del trasporto si orienta al business. In questa biglietteria, infatti, non si acquisteranno solo i titoli di viaggio, ma sarà aperta anche alla vendita dei biglietti delle principali manifestazioni sportive, culturali e artistiche della città». Bella botta di marketing se non avesse annunciato anche il progetto “crash program stazioni”, che impegnerà più di 10 milioni di euro per la ristrutturazione di 11 stazioni metropolitane, nella speranza non divengano altrettanti Empori Armani. Di piano industriale comprensivo di riduzione degli sprechi, tagli delle "inutilities", ripensamento di linee e relativi chilometri della rete, fornitori, costi di manutenzione, insomma di tutto ciò che servirà all'azienda capitolina per sopravvivere di qui alla dismissione delle rimesse, nemmeno un cenno. Difficile allora condividere la soddisfazione di maggioranza e parte dell'opposizione per una vicenda che senza un piano industriale credibile è tutt'altro che risolta. 

Giuliano Longo