Industriali pronti alla serrata

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Ci mancava giusto Bonessio a complicare una vicenda già complicata. Infatti il presidente dei Verdi del Lazio si chiedeva ieri «cosa c'entra la serrata delle discariche con i crediti che Federlazio vanta nei confronti del Comune?» e aggiungeva: «Se le aziende devono avere dei soldi è giusto che li ricevano, ma che questo vada a interferire con il funzionamento delle discariche ci sembra quantomeno strano. Non vorremmo che si stesse tentando di interferire sulla scelta della futura discarica, quella che sostituirà Malagrotta, perché questo sarebbe molto grave». Ora lungi da noi ogni velleità neoliberista soprattutto dopo i tanti guai che quella filosofia ha comportato, ma che per i privati l'unica via per avere i loro soldi sia la serrata è ovvio, almeno in questo sistema. Al più si tratta di un problema di ordine ed igiene pubblica che richiede l'immediato intervento della Regione o quello della Prefettura per i suddetti motivi. Cosa intenda poi dire Bonessio quando afferma che «non può essere una scelta dettata dalle necessità economiche di qualcuno, ma solo ed esclusivamente da serie analisi tecniche» rimane proprio un mistero, almeno finché le discariche non verranno regionalizzate in mano pubblica, ipotesi molto improbabile. Per l'esponente dei Verdi è poi chiaro, ma non per noi, che se la ratio dovesse essere quella di far guadagnare dei privati, si farebbe prima ad ammettere davanti ai cittadini, che questa regione «è condannata per l'eternità ad avere discariche e inceneritori, perché in questo modo una seria raccolta differenziata non potrà mai partire».

Mentre a suo avviso le notizie emerse dalla Commissione Ambiente della Regione, di una deroga richiesta dal Comune di Roma al Ministero dell'Ambiente, sulla quota di differenziata fissata per legge, «non lascia presagire nulla di buono». Cominciamo con il dire che il Comune di Roma ed alcuni altri sono prevalentemente debitori nei confronti delle società dell'avvocato Cerroni, il re, anzi, l'imperatore della nostra monnezza, opportunamente rappresentato in Federlazio dal suo uomo di fiducia Bruno Landi, ma molte altre sono le aziende, a partire dal Consorzio Gaia, creditrici nei confronti di altri comuni, oltre Roma. Che poi questa Regione sia obbligata a convivere per molti anni con discariche e inceneritori è di una evidenza palmare, sancita peraltro dal piano Polverini dei rifiuti che a detta di molti, pone poi obbiettivi troppo ambiziosi per la differenziata che a Roma supera a malapena il 20%. Se Renata Polverini – che ieri si è detta certa che la serrata del 28 giugno sarà scongiurata – ritiene lontana, ma non impossibile, l'eventualità di un commissariamento per risolvere il problema rifiuti è perché un rischio Campania non è per ora dietro l'angolo anche perché nella nostra regione gli inceneritori, sia pure insufficienti esistono e la discarica alternativa a Malagrotta va trovata immediatamente, anche se l'avvocato Cerroni sarebbe pronto a giurare che ha capienza ancora per anni. Se almeno De Magistris potesse disporre di discariche ed inceneritori pari a quelli del Lazio e che Pecoraro Scanio ha negato alla Campania, il neo eletto sindaco si affretterebbe ad accendere un cero a san Gennaro e magari si risparmierebbe di dover fare i conti con la camorra.

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