Consiglio spaccato in due su cave e torbiere

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La subsidenza, cioè il dissesto idrogeologico causato dal prosciugamento delle falde acquifere, rischia di far sprofondare la maggioranza della Regione Lazio. Sono già due, infatti, le riunioni del Consiglio regionale in cui il centrodestra non è riuscito ad assicurare il numero legale per approvare la legge che disciplina le attività estrattive di cave e torbiere. Il testo di legge, attualmente in discussione, concede una proroga alle concessioni per le cave. Ma l'area di Villalba di Guidonia, proprio per via della subsidenza, aveva ottenuto lo stato di calamità naturale. Il sindaco di Guidonia Eligio Rubeis (Pdl) chiede una deroga per la zona, chiedendo che essa sia trattata proprio secondo i parametri della calamità naturale. Guidonia non è solo il comune che ha più cave nel Lazio, circa 80 da cui si estrae il travertino, è anche un bacino elettorale molto ambito visto che è terza città del Lazio per numero di abitanti. «La questione delle cave è molto delicata – ha detto la presidente della Regione Polverini – per cui ho ritenuto di chiedere un approfondimento tecnico che da un lato salvaguardi la questione delle cave, che come sappiamo interessa 1500 lavoratori nel nostro territorio che ci stanno molto a cuore, ma nel contempo salvaguardi anche la sicurezza della salute di chi nel territorio di Guidonia ha a che fare con altri problemi. Una riunione tra tecnici – ha concluso la Polverini – deciderà il percorso perché sia salvaguardata l'una e l'altra istanza».

Proprio questo percorso da qui al prossimo Consiglio regionale ha però scatenato le proteste dei sindacati Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil che esprimono completo dissenso per le consultazioni ristrette, ufficialmente motivate da ragioni di ordine tecnico, apertesi in Regione. «E’ inaccettabile che la Presidenza della Regione Lazio indica consultazioni separate, adducendo presunte valutazioni tecniche, sul disegno di legge n. 168/2011 destinato a regolamentare ad approvazione definitiva cave e torbiere», hanno dichiarato Fabrizio Franceschilli della Feneal Uil Roma, Attilio Vallocchia della Filca Cisl Roma e Walter Cherubini della Fillea Cgil Roma e Lazio. Secondo i sindacati «si persevera senza scrupolo nelle strumentalizzazioni politiche sulla pelle dei lavoratori il cui posto di lavoro è a rischio. Le attività estrattive rappresentano una leva economica imprescindibile per il territorio. Si rischia una crisi occupazionale di dimensioni tali da non essere riassorbibile. Chiediamo l'immediata convocazione di un tavolo concertativo regionale, più volte sollecitato e  non più rinviabile dalla politica, che veda la partecipazione delle parti sociali e di tutti i soggetti coinvolti, per giungere all'individuazione dell’area igienico-sanitaria nel bacino di Tivoli-Guidonia e – concludono i sindacati – alla definizione dei tempi di escavazione». Parole che testimoniano come il raggiungimento del quorum necessario ad approvare questa legge in Consiglio regionale sia ancora fortemente a rischio.

A.M. 

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