32 milioni l’anno per 1392 famiglie

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Il Comune di Roma, in omaggio ai criteri di trasparenza ed informazione dei cittadini, ha finalmente pubblicato sulla home page del suo sito istituzionale  l’elenco completo di tutti i "residence" dei quali il Campidoglio si serve per affrontare l’emergenza abitativa. Tema questo che ha alimentato inchieste e servizi giornalistici fra i primi quelli del nostro quotidiano. L’elenco consta della data di stipula del contratto e della sua scadenza, del costo annuo, del nome della proprietà dell’immobile, del numero dei nuclei familiari accolti e del numero dei “punti 10” (ovvero emergenziali) accolti. Inoltre, per ciascun immobile, vengono identificate le provenienze degli assistiti. In totale, si tratta di 1.392 nuclei familiari accolti, dei quali 109 "punti 10". A questi vanno aggiunti 111 soggetti singoli di diretta gestione del Dipartimento Politiche Sociali. Ma nello scorrere le tabelle si apprende anche che la spesa annua per questi cosiddetti residence è di oltre 32 milioni di euro per le 19 strutture dedicate al fabbisogno dell'emergenza abitativa.

A questi costi vanno aggiunti quelli per i servizi di vigilanza, portierato, pulizie ecc. che non si comprende bene se siano a carico del Comune o dei locatari, proprio quei servizi che vengono affidati generalmente alle cooperative sociali, più i costi delle utenze (luce e gas ecc.) che dovrebbero essere a carico del Comune. Anche le manutenzione ordinaria e straordinaria risulterebbe a carico di chi mette a disposizione gli immobili, fatto salvo i casi, in verità piuttosto frequenti, di distruzione o incuria dolosa o determinata dagli ospiti. Da un recente studio, del mese di marzo, dell'Unione Inquilini risulterebbe che 8 contratti sono scaduti il 31 dicembre dello scorso anno e che il Comune li ha prorogati fino a marzo 2011 per consentire di emanare quel nuovo bando le cui buste dovrebbero essere aperte a giorni. La proprietà di questi appartamenti è nota e parla anche di noti immobiliaristi romani. Meno noto è che alcuni appartamenti (mediamente tutti dai 25 ai 60 mq) apparterrebbero invece a società con sedi in Lussemburgo, Inghilterra e Virgin Islands. Potenza della globalizzazione. Gli altri contratti risultano in scadenza fra il 2012 ed il 2015, ma potrebbero essere quasi sicuramente rinnovati per la clausola generalmente citata nei contratti, dei 6 anni + 6.

Lo stesso studio del sindacato degli inquilini riferiva che il costo medio per ogni famiglia è mediamente di 2140 euro al mese, ma in qualche caso il costo è nettamente superiore come per il residence di Val Cannuta dove si spendono per affitto, servizi e Iva 3,7 milioni l’anno per alloggiare poco più di 500 persone. Oppure a via Valle Porcina, dove il Comune spende 3,5 milioni di euro per alloggiare 255 persone per 95 nuclei famigliari. Può sembrare semplicistico, ma è evidente che con 2140 euro al mese mediamente, anche utilizzando la metà di quella somma e forse ancora meno si potrebbero trovare alloggi veri e vivibili. Tanto più che si tratta di soldi pubblici che il Comune eroga ad ogni scadenza trimestrale con regolarità disarmante, disarmante soprattutto per quei fornitori che devono attendere anni per vedersi pagare ormai antiche prestazioni.  

(continua) gl