Artisti occupano per salvare il Teatro Valle

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Teatro Valle occupato questa mattina dagli artisti per protestare contro i tagli alla cultura e per denunciare il rischio di chiusura del teatro stesso che, scrivono gli occupanti «a seguito della soppressione dell'Ente Teatrale Italiano cui sino ad ora è stata affidata la gestione, rischia la chiusura».

«Come l'acqua, l'aria ora la cultura», e «Riprendiamoci il Valle», sono gli slogan che si leggono sugli striscioni che appendono dall'ultima galleria del teatro. Il primo ad arrivare è stato Elio Germano verso le 11, e subito avverte. «Ce l'abbiamo fatta, grandi! Ora faccio un pò di telefonate e chiamo altri miei amici». Alle 14 è prevista la conferenza stampa per illustrare i contenuti della protesta, mentre alle 16, prende il via l'assemblea dal titolo «Cronaca di una morte annunciata: dal Valle a Cinecittà, la gestione dei beni e delle risorse culturali in Italia.

Arrivato subito al Teatro Valle, appena appresa la notizia dell'occupazione, l'assessore alla Cultura di Roma Capitale Dino Gasperini ha incontrato una delegazione del gruppo di lavoratori e lavoratrici autorganizzati che hanno occupato il Valle. Di fronte alle richieste di alcuni esponenti della delegazione di vedere garantite la trasparenza e la chiarezza nelle procedure di bando pubblico, Gasperini ha replicato: «Non ho nessuna difficoltà a mettere insieme un gruppo di lavoro che verifichi questa operazione. Ragioniamo sul gruppo di lavoro che possa accompagnare la redazione del bando. In modo che abbiate tutte le garanzie per partecipare e non ascoltare.

«Il taglio sconsiderato che questa destra sta facendo nei confronti del mondo della cultura sta portando a uno spegnimento delle istituzioni più rappresentative dello spettacolo e delle arti – dichiara Enzo Foschi, consigliere regionale del Pd – chiediamo alle istituzioni romane e laziali di invertire la rotta, in primis al Comune di Roma. Alemanno potrebbe investire più soldi nella cultura evitando di finanziare le associazioni di estrema destra e regalando case a 'Il Popolo di Romà e a 'Casa Pound'».