Metro C, da opportunità a pozzo di San Patrizio

0
30

La metro C avrebbe dovuto essere un’opportunità per la mobilità della nostra città – dice Vito De Russis, dell’Associazione dei pedoni -, ma sempre più si rivela la vaghezza del progetto, perché dopo più di dieci anni di disagi dei cittadini e una tanti soldi spesi, siamo ancora fermi a San Giovanni». Anche se il vecchio progetto è ancora visibile sul sito di Roma Metropolitane, dopo il Project financing presentato per la nuova tratta San Giovanni-Farnesina dall’associazione temporanea d’imprese guidata dalla Salini, si può pensare che in ballo ci siano molti appetiti da soddisfare. Perché le nuove stazioni valorizzeranno importanti aree e dato che oltre a gestire l'infrastruttura, i privati otterranno cubature di edilizia residenziale, si ipotizza uno sviluppo nell'Agro romano, ma anche sul litorale romano o nelle aree da riqualificare, come l’ex deposito Atac di piazza Bainsizza. Entro fine 2011 la “talpa” dovrebbe ripartire da Colosseo e la stazione sarà aperta nel 2016. In quei nuovi 7 km di linea saranno attive 7 stazioni: Venezia e Chiesa Nuova (che sembravano ormai cancellate); San Pietro e Ottaviano (confermate).

Eliminate Risorgimento e Clodio, sostituita da OslaviaBainsizza, con le new entry Auditorium e Farnesina. Un’opera che da opportunità per Roma pare sia diventata il classico pozzo di San Patrizio. «Come dichiarato dal professor Antonio Tamburrino – dice l’ingegnere Paolo Ercolani, esperto di mobilità – a Roma si sta cercando di risolvere i problemi della mobilità con soluzioni tecniche antiquate e la realizzazione di opere obsolete, inefficienti e soprattutto costosissime, con un vero sperpero di denaro pubblico». L’ennesima soluzione all’italiana che scontenta tutti. Sull’opportunità e la funzionalità del nuovo progetto è intervenuto in dissenso con l’amministrazione Alemanno il consigliere comunale Massimiliano Valeriani (Pd), presidente Commissione trasparenza, e nettamente contrari sono il consigliere comunale Dario Nanni (Pd) e Daniele Torquati, capogruppo Pd in XX municipio, per i quali, dopo la cancellazione delle stazioni Farnesina, Giochi Istmici, Parco di Veio, Villa San Pietro, Tomba di Nerone (Fm3) e Grottarossa (Roma-Viterbo), i cittadini di Roma nord continueranno a non avere collegamenti su ferro. «Un’amministrazione capitolina evanescente – dice Marcello Paolozza della Rete romana di mutuo soccorso – che ha dimostrato anche in questo progetto la mancanza di trasparenza, senza mai attivare quei processi di partecipazione pubblica imposti dalle leggi europee, nazionali e dai regolamenti comunali. E la delega totale data da Alemanno a Roma Metropolitane ha svuotato il Consiglio comunale del potere di scelta». 

 Maurizio Ceccaioni