Progetto per incentivare il test Hiv

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Dalla definizione, all’applicazione delle linee guida, al test per l’Hiv:  è questo il progetto della Nps (Network Persone Sieropositive) presentato ieri in audizione presso la commissione sanità, presieduta da Alessandra Mandarelli. Alla seduta ha partecipato la dottoressa Simonetta Fratini, componente della struttura commissariale della Regione. Rosaria Iardino, la presidente della Nps, ha illustrato il lavoro di applicazione delle linee guida al test Hiv sul territorio nazionale da parte delle Regioni. Si è soffermata sull’importanza dello strumento di promozione e dell’accesso veloce al test, per favorire la diagnosi precoce. «E’ importante – ha dichiarato la presidente Iardino – recuperare la centralità delle politiche della diagnosi precoce attraverso l’offerta del test, ed è questo l’impegno che oggi come associazione chiediamo alla Regione Lazio. La mancata consapevolezza dello stato di infezione – ha concluso –  favorisce la diffusione del contagio. Si rende indispensabile una rivoluzione culturale che preveda l’offerta attiva del test da parte degli operatori sanitari».

A farle eco il professor Massimo Andreoni, infettivologo del policlinico Tor Vergata, che  ha sottolineato quanto sia necessaria una campagna di informazione e prevenzione sul territorio laziale. «L’Hiv non deve essere vista come competenza esclusiva dell’infettivologo – ha spiegato il professor Andreoni –  devono partecipare al processo informativo e formativo gli operatori sanitari in servizio.  Proporre il test dell’Hiv dovrebbe essere un gesto naturale anche da parte di chi fa medicina generale, garantendo al paziente l’assoluta privacy». La presidente Alessandra Mandarelli ha quindi proposto un percorso condiviso, invitando la Nps ad elaborare un progetto «che possa prevedere la formazione degli operatori sanitari del Lazio, compresi quegli degli istituti penitenziari, e l’individuazione dei gruppi di popolazione a rischio. Quando si lavora seriamente – ha dichiarato in conclusione – su formazione del personale e sperimentazione non c’è bisogno di grandi investimenti. Il progetto potrebbe anche confermare la centralità del medico di base, su cui stiamo lavorando molto».