Atac, Pdl: radici deficit affondano in gestioni centrosinistra

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Inconsueta conferenza stampa quella indetta ieri mattina dal Pdl a un giorno dal Consiglio straordinario dedicato all'Atac. Inconsueta per i nomi dei promotori, i consiglieri comunali del Pdl Roberto Angelini e Ugo Cassone e soprattutto dal vice coordinatore della consulta Trasporti del Pdl, Francesco Aracri. Assenti non solo i rappresentati dell'azienda, ma soprattutto l'assessore competente.

L'anomalia non è sfuggita ai vertici della società capitolina che dopo le proteste del consigliere del PD Athos De luca per l'uso a suo avviso improprio del logo dell'azienda di trasporto ha emesso il seguente comunicato: «In relazione alle dichiarazioni di De Luca circa l'utilizzo improprio del logo Atac, l'azienda della mobilità precisa di non aver mai concesso il proprio logo per iniziative politiche, che il consenso alla cessione del marchio a terzi è regolata da norme interne e deve essere comunque autorizzata dai vertici aziendali. Atac s.p.a. si riserva pertanto di attivare tutte le più opportune azioni legali a tutela della propria immagine». Una smentita che appare più simile ad una diffida nei confronti dei promotori. Ma cosa dovevano comunicare di tanto urgente i tre moschettieri del PdL ed in particolare Francesco Aracri? Semplice, dovevano spiegare che le radici della complessa situazione deficitaria di Atac", affondano nella gestione delle amministrazioni di centro sinistra. Infatti  gli anni "peggiori" per la situazione finanziaria di Atac sarebbero stati quelli tra il 2003 e il 2007, sotto la guida delle giunte Rutelli e Veltroni. In particolare, come si legge nelle tabelle distribuite in conferenza, "nel 2004, Atac perdeva 128 milioni e aveva un indebitamento netto di 203 milioni, nel 2007 la perdita e' stata pari a 129 milioni e l'indebitamento e' schizzato a 614 milioni". Fortunatamente la situazione e' migliorata nel 2008 quando la perdita e' scesa a soli 123 milioni (2008) e successivamente a 113 (milioni), mentre l'indebitamento netto e' sceso a 548 milioni (2008) e poi a 345 milioni (2009). Accidenti, un vero e proprio successo che mantiene l'azienda sull'orlo del fallimento. Quanto al caso Parentopoli, secondo Aracri "non c'entra nulla" con deficit di Atac. Anzi, secondo i dati distribuiti, dal 2009 al 2011 i dipendenti in Atac si sono ridotti passando da 12.879 (2008) a 12.591 (2010) agli attuali 12.300.

Certo che di fronte ad una situazione così rosea non si comprende davvero perché Alemanno abbia deciso di dimissionare il volenteroso Bertucci per sostituirlo nell'incarico di Amministratore delegato con Basile, il quale non pare proprio abbia trovato un azienda florida o in via di risanamento. Anzi, visti i dati sul personale, Bertucci avrebbe dovuto continuare ad assumere tranquillamente, magari gratificando qualche altra 'cubista. Eppure gli stralci del tuttora misterioso piano industriale di Basile, resi parzialmente noti dalla stampa, parlavano di una ristrutturazione dell'azienda sulle note di 'lacrime e sangue'. Evidentemente Aracri, che sui trasporti capitolini è sempre stato l'eminenza grigia della destra, non apprezzò quella sostituzione e tanto meno può apprezzare quella attuale con Tosti (AD) e Cassano (direttore generale), benedetti anche da uhn PD che ora scalpita per l'assenza di un piano industriale e la svendita dei beni di Atac Patrimonio. Di qui il senso di una conferenza stampa che vorrebbe segnare il rientro alla grande di Aracri , anche se il sindaco lo ha tagliato completamente fuori dalla partita trasporti.

Giuliano Longo