Commissione senza piano. Rinviata audizione sui rifiuti

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Sono rimasti a bocca asciutta, rimandati a casa con le pive nel sacco: è finita così l'audizione di martedì mattina presso la Commissione Ambiente della Regione Lazio e poi rinviata a data da destinarsi, con associazioni furenti e invitati sconcertanti tra sindacati, comitati, gestori degli impianti, enti locali.  Ma c'è di più. Il 18 maggio scorso, con un lungo e meditato “parere motivato”, sono stati gli stessi uffici regionali a sancire il verdetto per il nuovo piano regionale rifiuti del Lazio: parere “favorevole” se così si può dire, visto che è condizionato e vincolato da ben trenta prescrizioni, una più severa dell'altra.

Secondo la procedura di valutazione ambientale strategica (VAS), il piano andrà adeguato «alle prescrizioni normative vigenti, con le conseguenti modifiche in termini di ripartizione dei flussi coinvolti» e correlando «agli stessi, specifiche strategie e azioni attuabili»; dovrà «fornire, con maggiore dettaglio, il ruolo degli Enti Territoriali nel governo dei processi di gestione dei rifiuti»; dovrà «prevedere specificatamente le risorse finanziarie necessarie alla sua attuazione per tutto l'orizzonte temporale di esercizio»; ancora dovrà «quantificare le scorie da termovalorizzatore»; il piano regionale rifiuti «dovrà prevedere degli strumenti di dettaglio finalizzati alla definizione delle modalità di raccolta previsti, con particolare attenzione ai servizi di raccolta differenziata di tipo domiciliare», e dulcis in fundo, i siti d'importanza comunitaria (SIC), le zone speciali di conservazioni (ZSC) e le zone di protezione speciale (ZPS) sono «da considerarsi fattori escludenti» nella localizzazione di nuovi impianti e discariche.

«Il piano rifiuti va riscritto, l'abbiamo detto sin dall'inizio, non si può compilare un libro dei sogni che non tiene nemmeno conto degli obiettivi di legge, senza azioni e finanziamenti, e prevede pure un “piano B” fatto di discariche e inceneritori, se non si raggiungessero gli obiettivi fissati – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, presente ieri mattina presso la sede della Regione alla Pisana -. Ormai siamo ben oltre il ridicolo, addirittura convocati in audizione senza che gli stessi commissari avessero conoscenza delle prescrizioni e delle modifiche in corso. Sui rifiuti serve una politica pubblica seria e rigorosa, che non rincorra le esigenze dei privati, ma governi il settore puntando davvero su riduzione, riuso e riciclaggio, senza strampalate teorie assurde o raccolte duali come quelle della Capitale che non funzionano affatto, ma con la concretezza che ha fatto raggiungere risultati eccellenti per la differenziata a molti Comuni in Italia e anche a qualcuno nel Lazio».