Atac, il nuovo Cda non dice nulla sui conti

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Ad oltre un mese dalle dimissioni dell'ex amministratore delegato dell'Atac Maurizio Basile e della nomina al suo posto di Carlo Tosti coadiuvato dal nuovo direttore generale Antonio Cassano, si è finalmente riunito l'altro ieri il consiglio di amministrazione della società capitolina dei trasporti, consiglio presieduto dal nuovo presidente Francesco Carbonetti. Dire che l'evento fosse preceduto da una grande attesa sarebbe a dir poco enfatico, tanto che il consiglio si è limitato alla decisione su alcune variazioni organizzative e spostamenti di direzioni. Normale amministrazione quindi se non fosse per la decisione relativa all'emolumento di Tosti fissato nella misura di 350.000 euro lordi annui, che aggiunti ai 250.000 del direttore Cassano, peraltro già iscritti nei bilanci dell'azienda, cominciano a fare una gran bella sommetta.

Strabuzza gli occhi e strilla l'opposizione anche se i parametri usati per la determinazione del compenso dell'ad e dei dirigenti rientrano in quelli normalmente applicati dalle controllate capitoline. Ma propaganda a parte, per la prima riunione di consiglio due paroline in più sullo stato dell'azienda potevano pure essere spese, anche se in via ufficiosa. Tutto viene dunque rinviato all'approvazione del Bilancio capitolino entro la fine di giugno. Peccato, perché secondo le ultime stime il buco nei bilanci di Atac sfiorerebbe ormai i 180 milioni e misure di ricapitalizzazione della società urgono per evitare il rischio palpabile del default. L'aveva ben compreso Basile, che già nel febbraio scorso aveva presentato al sindaco un piano industriale, rimasto ufficialmente sconosciuto al consiglio, che prevedeva una serie di misure urgenti. Fra le quali una manovra da 170 milioni per rimettere in sesto i conti, che prevedeva l'immediata patrimonializzazione del gestore e tutta una serie di misure non escluso l'aumento delle tariffe, implicitamente necessario. In soldoni va detto che oggi Atac può essere ricapitalizzata soltanto grazie allo smobilizzo dei beni di Atac Patrimonio, che comprende numerosi immobili anche allocati in aree di grande pregio urbanistico. Altri soldi il Comune non ce li può mettere.

E' chiaro che proprio su questa manovra Basile ci ha lasciato le penne contro un Alemanno che, per farlo fuori, non ha esitato a vellicare il senso di responsabilità dell'opposizione, suscitando le ire di parte dei suoi. Che dunque il nuovo Cda, (nuovo solo in parte data la permanenza di un consigliere nominato a suo tempo in quota Pd) non spenda nemmeno una parolina per dire se il piano industriale di Basile sia ancora valido oppure da gettare nel cestino, risulta davvero curioso. Tanto più che di una nuova manovra nemmeno si accenna. Quanto all'inevitabile operazione di smobilizzo dei beni Atac e la conseguente capitalizzazione dell'azienda, che potrà così accedere ad altri crediti dalle banche, non appare proprio una faccenda cotta e magnata. Anzi lo stesso Basile, pure attento ai tempi della politica e alle procedure amministrative, puntava a risolvere la partita entro due anni. Il tempo giusto per la conclusione della sindacatura di Alemanno. E' quindi legittimo il dubbio che si stia ancora perdendo tempo prezioso, mentre il buco di bilancio accertato potrebbe diventare una voragine. Altro discorso riguarda lo smobilizzo del patrimonio Atac che apre scenari insperati di cementificazione anche per il più pessimista dei costruttori e c'è da giurare che su questa partita il sindaco voglia puntare molte delle carte che gli restano. Ma questa è un'altra storia, da raccontare quando si capiranno le intenzioni del sindaco e dei poteri forti che ancora lo sostengono.

Giuliano Longo 

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