Le dimissioni di Barbero dal Macro impongono una seria riflessione al sindaco

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Dopo 48 ore continuano le polemiche sulle dimissioni di Luca Massimo Barbero dalla carica di direttore del Macro. Chi può abbandona con una scialuppa qualsiasi la nave Alemanno. Questa potrebbe essere una chiave di lettura, ma un’altra potrebbe essere; «a questa Amministrazione interessa poco della cultura».

Tutto in parte vero ma sicuramente c’è dell’altro. La prima cosa sicuramente vera è che il nome di Barbero è stato fatto dall’allora assessore Croppi. Rimane vero che la nomina di Croppi ad assessore comunale alla Cultura era stata salutata da tutti, ma proprio da tutti, con favore. Ora quantomeno in questo settore alcuni problemi sono figli di un rimpasto di Giunta che Alemanno ha gestito con difficoltà se non proprio subìto. Nel dopo Croppi è evidente che Barbero si senta isolato e senza punti di riferimento. Sembra che alcune iniziative sull’arte moderna e contemporanea siano state  decise e realizzate senza minimamente coinvolgerlo arrivando a un lento logorio. Ma anche i conti hanno la loro importanza. Roma, ormai, ha un’infinità di luoghi espositivi che non solo non vengono messi in rete, ma comunque necessitano di finanziamenti importanti. Macro, Maxxi, Museo Bilotti, ma anche Vittoriano, Ara Pacis per non dire della Fondazione Roma. Insomma sulla cultura e sull’arte a Roma o ci si punta in maniera forte e decisa, convincendo tutti che quelle risorse sono necessarie per il rilancio del turismo, oppure si va avanti così senza una vera programmazione. Il sindaco racconta come la lettera di dimissioni di Barbero fosse assolutamente tranquilla e senza polemiche, ma ridurre le dimissioni a un semplice percorso professionale dell’interessato è francamente troppo.

Il sindaco che perde pezzi ha l’ennesima occasione per fermarsi a riflettere su dove sta portando Roma e cosa pensa di fare per questa città nei prossimi 2 anni che gli restano di governo.

Silvio Marino