Il bicchiere mezzo vuoto del Pd

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Come giudicare il risultato del PD se lo scenario che si sceglie è la Regione Lazio? Proprio un bicchiere mezzo vuoto.

A fronte di  qualche ottimo risultato, come a  Ciampino, vale la pena di ragionare su due risultati. Uno è quello che riguarda complessivamente la provincia di Frosinone. A Cassino il candidato del PD è terzo ed il centrosinistra arriva al ballottaggio con il candidato scelto dall’IDV. Insomma una situazione che ricorda in piccolo quello che è successo a Napoli. Il caso più eclatante, sempre tra i comuni con più di 15 mila abitanti, è quello di Sora. Gli scorsi anni avevano visto un’amministrazione di centrosinistra mentre il voto di domenica e lunedì ha stabilito che il ballottaggio sarà tra due schieramenti di centrodestra che insieme arrivano ad un impressionante 76%. A Frosinone il centrosinistra amministra ancora il comune capoluogo ed ha amministrato per lungo tempo la provincia. Successi fondati più sulle alleanze fra gruppi di potere che sulla capacità di interpretare i bisogni della gente o la capacità di avere visione e disegnare forme di sviluppo. Quel modo di creare consenso mostra oggi la corda e i dirigenti locali del Pd non sembrano rendersene conto.

Due parole anche su Latina, un capoluogo che ha avuto un altissimo interesse da parte dei media per la presenza di Pennacchi e dei suoi arditi esperimenti di alleanze. In questo caso il Pd aveva il miglior candidato possibile e Moscardelli ha fatto la migliore campagna elettorale possibile, ma tutto questo non ha scalfito lo strapotere della destra pontina. Il blocco sociale che si riconosce nelle proposte del centrodestra e soprattutto nel carisma e nel potere dei suoi rappresentanti non viene neanche sfiorato da divisioni interne e da beghe tra quadri di partito. A Latina e provincia quando c’è da votare l’elettorato di destra è compatto e si muove come un sol uomo.

Quello che colpisce, in questo caso, è la totale mancanza di percezione della realtà del PD che era quantomeno sicuro del ballottaggio. La prospettiva di nuove elezioni regionali non è certo dietro l’angolo e il 2015 appare lontano ma bisogna fare i conti con la realtà ed i numeri. Nelle regionali dello scorso anno si contano 57 mila voto di distacco tra centrodestra e centrosinistra a Frosinone, circa 90 mila di differenza a Latina,  17 mila di Viterbo e i 10 mila di Rieti. Si hanno segnali che questa differenza non tenda a diminuire e sicuramente non si recupera solo su Roma. Il miracolo del 2005 non sembra proprio ripetibile se il PD non capisce che bisogna voltare pagina e che è finita la stagione degli accordicchi sottobanco. Queste elezioni hanno premiato chi protesta con decisione ed il giochetto di provare a far passare il messaggio che chi protesta non abbia poi una capacità di governo e di proposta è vecchio e datato.  Legalità, controllo della spesa e fine dei privilegi per la politica, sono concetti che vanno urlati con decisione. Solo così  potrà diminuire la distanza tra partiti ed elettorato. Una distanza che il PD non può permettersi.

Silvio Marino