Beatificazione Wojtyla, Alemanno batte cassa

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Batte cassa Alemanno e dopo aver voluto gestire in proprio tutta la danza della beatificazione di papa Wojtyla si accorge che l'evento è costato ai cittadini romani 4,6 milioni più del previsto, che ieri il devoto Gianni Letta gli ha generosamente concesso.

Eppure iI sindaco avrebbe potuto evitare la questua facendo rientrare la beatificazione nell'ambito dei grandi eventi e sotto la diretta responsabilità, anche finanziaria, del commissario della Protezione Civile. Ma lui no, la doccia di acqua santa che è durata per due giorni, l'ha voluta tutta per sé, così come i complimenti e le grandi pacche sulle spalle che rappresentanti delle istituzioni e potenti si sono reciprocamente scambiati, mentre lontano, a San Giovanni, s'udivano le note e i clamori del concertone del primo maggio. Ma si sa, come affermato dallo spassoso sindaco di Firenze Matteo Renzi, i sindacati, loro sì che i soldi ce li hanno. Eppure come il demonio nel biblico libro di Giobbe, qualcuno ha steso la mano su di lui per verificarne  fede e  devozione. Così lunedì sera la devota kermesse capitolina avrebbe dovuto chiudersi con il prestigioso concerto open air sulla spianata del Campidoglio. Alti prelati, autorità, un presidente della Polonia, addirittura Panzironi e tante persone affluivano di buon ora verso l'augusto palazzo, ormai debordando ben oltre la storica scalinata. Quando Alemanno levando gli occhi al cielo minaccioso e il dito controvento, acchiappava il microfono ed annunciava la sospensione del concerto. Manco si trattasse dell’orchestra Casadei sotto un temporale di Romagna. Intanto clero, baroni e fedeli discendevano dal Campidoglio, mesti, affranti e qualcuno un po' incazzato.

Alemanno, si sa, non legge i bollettini meteorologici che pure da giorni davano pioggia per quel lunedì. Lui è un istintivo, un alpinista, il tempo lo fiuta. Saltava così l'unica iniziativa seria che il sindaco avesse messo in piedi per quei santi giorni, a meno che non si voglia definire seria la mostra fotografica all'Esedra dal pomposo e retorico titolo ' Karol il papa dei popoli', lasciando il dubbio che tutti gli altri che l'hanno nei secoli preceduto fossero papi’di nessuno’. Quattro parallelepipedi, un cubo e 18 foto significative, esposte quel maledetto lunedì sera, agli sguardi di rari passanti, quasi uno per foto, al costo di qualche decina di migliaia di euro per ogni distratto visitatore. Eppure Gianni non meritava tanta sventura, questa volta dovuta all'acqua piovana che avrebbe finito per far prendere il raffreddore a tanti augusti ospiti. Se solo avrà pensato Alemanno avessi voluto spendere quei miserabili quattro baiocchi per una copertura di emergenza… Se solo avessi attribuito maggiore importanza all'evento…. Eppure Lucarelli che di public relations se ne intende, ma di audience per gli eventi meno, la brillante idea  per salvare capra e cavoli l'aveva pure avuta. Portare all'interno del Campidoglio 200 vip da lui selezionati personalmente, sulla scorta di un'attenta lettura dei loro pedigree confessionali o laici che fossero.

E il popolo? Cosa avrebbe pensato il popolo? Mica tutti sono come 'er Popolo de Roma' disposti a far da zerbino umano al passaggio del sindaco. Ormai non c'era  più il tempo per qualsiasi disperata mossa e mentre la violinista rinfoderava il suo prezioso strumento da un milione, che mai avrebbe rischiato per la mancanza di una modesta copertura, Alemanno faceva spargere la voce al fido capo ufficio stampa Turbolente, che solo  la mancanza di soldi, aimè,  l'aveva costretto alla vergognosa rinuncia. Ormai, come nella Tosca le cui arie dovevano far parte del concerto, 'l'ora è fuggita'. Wojtyla è Beato e chi s'è visto se visto. Ora tocca solo recuperare qualche eurino, altrimenti, questa volta, il contribuente romano ci rimette alla grande.

Giuliano Longo