Alemanno chiude la metro, i pendolari restano senza mezzi

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«E finalmente anche questa è passata» pare abbia detto il sindaco al suo delegato per la sicurezza, Giorgio Ciardi a sera inoltrata, perché questa settimana, terminata con il 1° maggio con la beatificazione papale, qualche problema gliel’ha dato. Problemi già evidenti giorni addietro, per l’enorme afflusso di persone, turisti e pellegrini, che aveva quasi collassato il già disastrato Tpl romano. Ma oltre ai malumori dei residenti, i segnali più evidenti si erano rivelati già da sabato, con la deviazione di linee di autobus e la chiusura di alcune stazioni della metropolitana, tra cui quelle del “disgraziato” nodo Termini: quel budello sotterraneo in cui sono costretti a passare ogni giorno migliaia di cittadini e turisti. Un labirinto con un continuo sali e scendi di scale, tra cavi sospesi e l’aria malsana delle gallerie/cantiere dove migliaia di esseri umani, per diletto o per lavoro, sono costretti a percorrere centinaia di metri solo per cambiare linea metropolitana. Senza pensare ai disagi per i portatori d’handicap. 

Un serio problema da affrontare per l’incolumità della gente. E se “rimuovere o risolvere” era il problema, «Rimuovere!», deve aver sicuramente deciso il sindaco Alemanno, per “risolvere” i rischi del nodo Termini. Il problema è stato effettivamente “risolto”, con la chiusura degli accessi in entrata alla stazione Termini. Una soluzione non troppo gradita, vista la rabbia e l’incredulità della gente di fronte alle facce imbarazzate ma inflessibili dei vigilantes in servizio che indirizzavano le masse alla stazione Repubblica (per la A) o Cavour (per la B). Vallo però a spiegare a quelle persone anziane e disabili che per questa soluzione trovata dal Comune, si sono sobbarcati disagi a non finire. Gente che nonostante tutto ha arricchito le vuote casse di Atac, che non ha perso l’occasione per vendere gran parte dei 500mila biglietti che aveva fatto stampare per l’evento.

Maurizio Ceccaioni