Nominati i nuovi vertici di Atac

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Il terzo amministratore delegato in tre anni di Atac assumerà ufficialmente l'incarico al prossimo consiglio di amministrazione dell'azienda capitolina che si terrà entro maggio. In quella sede Carlo Tosti subentrerà al dimissionario Maurizio Basile. Nella rotazione degli incarichi Francesco Carbonetti subentrerà all'attuale presidente del CdA Luigi Legnani, mentre direttore generale verrà nominato Antonio Cassano.

Se Tosti è manager di lungo corso (siede attualmente nel cda di Bombardier, che peraltro è anche fornitrice di Atac) e Carbonetti  è  avvocato cassazionista con un passato in Bankitalia e Consob, quella di Cassano è una nomina tutta interna all'azienda e caldeggiata dal Pd che sicuramente ha tenuto conto dei suoi trascorsi quando il dirigente fu uomo dell'ex ad di Atac Gioacchino Gabbuti, con il quale aveva in precedenza lavorato all’Acquedotto Pugliese.  

Figure di sicuro profilo manageriale come lo era d'altra parte Basile costretto alle dimissioni probabilmente per forti dissidi con Alemanno. Ma è innegabile che ai nuovi equilibri di vertice ha contribuito l'accordo con il PD voluto dal capogruppo Marroni e successivamente sostenuto dal segretario cittadino di quel partito Marco Miccoli. Ma se Cassano è la ricompensa per i democratici anche l'altro partito di opposizione in aula Giulio Cesare, l'Udc, avrà un suo uomo nel Cda. Come poi riuscire nell'impresa appena abbandonata da Basile, che pure era stato inizialmente sostenuto da Gianni Letta, è tutto da vedere, anche se l'opposizione ha proclamato di voler difendere i livelli occupazionali dell'azienda e di voler aiutare Atac a recuperare 500 milioni di crediti dalla Regione Lazio. Anche se qualcuno avanza il dubbio, come ha scritto il consigliere del PD Massimiliano Valeriani su questo giornale, che questi crediti siano stati erogati e già spesi. Da notare che Basile ha dato le dimissioni proprio a ridosso della presentazione del suo piano industriale e forse rappresenta un altro motivo del suo contrasto con Alemanno. Resta comunque il fatto che le redini di tutta la vicenda Atac, anche in termini di accordi politici con l'opposizione, sono state rette dal sindaco.

Ma se l'apertura del sindaco all'opposizione può essere letta come un'azione di responsabilità, altra dovrebbe essere la danza per quanto riguarda il Cda di Ama in scadenza a fine maggio, dove Panzironi ben difficilmente mollerà l'osso senza una adeguata contropartita. Da vecchio democristiano, oltre che fedelissimo del sindaco, ben difficilmente si farà mettere in difficoltà da un qualsiasi manuale Cencelli.  

G.L.