Atac vende le sue rimesse

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Mentre Alemanno presenta i nuovi vertici Atac, dopo l’abbandono di Basile, partono le ultime stoccate a proposito della nomina del nuovo ad, Carlo Tosti (350mila euro/anno) proveniente dalla Bombardier, società fornitrice di Atac alla quale proprio Maurizio Basile aveva bloccato una commessa. Ma i problemi per il Sindaco sono anche altri. Tra questi, la messa in vendita di alcuni beni Atac, tra immobili e rimesse su terreni di pregio, dati in dote alla società all’atto della sua riorganizzazione. Sedici e in aree storiche cittadine, che interessano gran parte dei municipi. Posti che fanno gola, perché lì il costo al “metro quadrato” degli immobili supera in molti casi gli 8mila euro. Aree come l’ex deposito Atac Vittoria, in piazza Bainsizza (XVII), quello S. Paolo, in via Alessandro Severo (XI), Portonaccio (V), Trastevere (I) vicino a Porta Portese, Piazza Ragusa (IX), a due passi dalla stazione Fs Tuscolana. 

Tra il 2005 e il 2006, durante il governo Veltroni iniziò un programma di riqualificazione urbana curato dall’assessorato all’Urbanistica di Roberto Morassut. Per aiutare le deficitarie finanze dell’azienda di trasporto pubblico, furono “messe in vendita”, tramite gara, aree di pregio valorizzate da progetti già approvati. Solo l’insorgere dei cittadini fece fare rapidamente marcia indietro all’iniziativa, ad esclusione del progetto della “Città del Sole” della società Parsitalia. Un progetto da realizzare in tre anni, con un complesso residenziale, direzionale e commerciale, parcheggi interrati e una biblioteca pubblica. Tutto su un’area di quasi 2 ettari dove sorgeva il deposito Atac di via della Lega Lombarda e dov’è adesso un cantiere della metro C. Durante i lavori è uscita fuori una villa romana databile tra il V e il I secolo a.C., ma utilizzato fino a tutta l'epoca imperiale, un sito definito dalla Sovrintendenza ai beni culturali «Interessante e complesso».

Ma quei progetti veltroniani di “valorizzazione” videro un acerrimo oppositore anche nell’allora consigliere comunale Gianni Alemanno, che cavalcò questa vicenda tanto da utilizzarla per la sua vittoriosa campagna elettorale (come documentato da un video che gira in rete). Peccato che una volta eletto sia stata proprio la sua Giunta, con l’assessore Corsini, a rimettere la questione sul piatto della bilancia.

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