Scritte fasciste, la punta di un iceberg

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I cittadini romani si vanno ormai abituando all'exibition permanente di slogan fascisti che in vario modo impestano la città. Una pericolosa assuefazione, spia del decadimento di quei valori democratici che stanno alla base dell'antifascismo. Termine abusato secondo molti,  che induce il Pdl e i suoi "responsabili" a voler depennare il reato di apologia del fascismo, già raramente richiamato dalle forze dell'ordine. Si diffonde a destra anche l'irrefrenabile pulsione ad abolire la festività del 25 aprile, per sostituirla magari con un improbabile Natale di Roma, o con l'anniversario di Pontida, evento storico di incerta interpretazione, ma che comunque eccita gli idolatri del Dio Po e del Sole delle Alpi. Il fatto è che queste scritte sono solo la punta dell'iceberg che affonda la sua gelida base nelle acque melmose di un diffuso riflusso a destra, sostenuto da una malcelata indifferenza per le istituzioni della Repubblica e la sua Costituzione fondante.

Un riflusso che a Roma è particolarmente virulento da quando la destra, quella destra neofascista di solide radici, ha preso il potere. Scaricare Gianni Alemanno da ogni responsabilità per queste manifestazioni estreme risulta essere un grave errore di valutazione politica. Perché non tiene conto della specificità del neo fascismo romano che non si esprime solo nelle frange estreme di Forza Nuova, di Fiamma tricolore, nel movimentismo di CasaPound o nella vocazione governativa de La Destra di Storace, ma alligna nel sistema di potere che Alemanno ha costruito ben prima del suo trionfo. I fatti parlano chiaro. Alemanno è con Storace cofondatore di quella "Destra Sociale" che ha tenuto in scacco Fini sino a qualche anno fa e che tendeva ad unificare tutta la diaspora giovanile e neo fascista capitolina. Tanto che questa diaspora nera fu il cuore pulsante e il braccio armato della campagna elettorale di Alemanno e fu largamente premiata con l'inserimento dei suoi esponenti nei gangli del potere capitolino, acquisendo forza e arroganza. Tanta arroganza da levare il braccio nel saluto romano ed intonare solgan e inni fascisti in occasioni pubbliche non solo elettorali. Supporter fedelissimi e ben ricompensati quali "er popolo de Roma", attivisti di CasaPound, futuristi di varia e incerta provenienza, sino ai violenti ultras da stadio Olimpico, sono solo l'aperto folclorico, ma diffuso e ben organizzato, di quella destra che governa Roma, dove la componente ex Forza Italia conta sempre meno. Questo è il clima regressivo che alimenta le scritte "nere" e ne favorisce l'impunità. Questa la rete dei supporter di Alemanno, una macchina già oliata e foraggiata in vista delle comunali del 2013. Se nel 2008 fu la sicurezza il nodoso bastone con il quale fu tramortita una sinistra logorata dai lunghi anni di governo, già si delineano nell'immigrazione, nei rom e nell'esclusione delle diversità, dal clochard al gay, i nuovi capri espiatori, i nuovi simboli della minaccia al quieto vivere del borghese "piccolo piccolo" o del giovane frustrato delle grandi periferie.

Ma se Alemanno non sa governare processi ormai diffusi in tutte le grandi capitali, sa bene invece come cogliere quel perbenismo discriminatorio, al limite spesso superato del razzismo, che sta nella pancia di tutti noi, nonostante l'opera cristiana e solidale di parte del mondo cattolico dalla Comunità di Sant'Egidio alla Caritas. Da questo malessere diffuso ad arte dal Governo e dall'amministrazione capitolina, da questo enfatizzare ai limiti della catastrofe processi inevitabili e tutto sommato governabili, nasce la baldanzosa ed impunita arroganza di scritte e striscioni provocatori. Salvo poi, come fa Alemanno per la minima cazzata di qualche altro imbecille rosso, evocare "gli opposti estremismi" degli anni '70, che ispirarono i vari "camerati che sbagliano", oggi attivi nel sostegno al sindaco e talora comodamente allocati su qualche pubblica poltroncina. Enfatizzare, estremizzare, spaventare salvo poi stigmatizzare le manifestazioni estreme fra un pellegrinaggio e l'altro nei luoghi della memoria, in Israele o a Lourdes. Una tattica collaudata che copre le intemperanze degli autori delle scritte demenziali, i quali altro non sono che i frutti marci della nuova destra di governo.

Giuliano Longo