Polemiche e contestazioni per il 25 aprile

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Non far prevalere la logica del cieco scontro politico era stato l’appello lanciato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel corso della cerimonia per il 66° anniversario della Liberazione dall'occupazione nazifascista, ma tensioni e polemiche hanno ugualmente caratterizzato le celebrazioni di ieri del 25 Aprile.

Il presidente della Repubblica, dopo aver reso omaggio al Milite Ignoto e a Mario Pucci, un giovane di 20 anni ucciso dai fascisti a Firenze il 13 giugno 1938, aveva messo in guardia dai pericoli di un dibattito politico che, in vista delle elezioni, sembra imprigionato in una logica di “cieco e acceso scontro”. Con Napolitano erano presenti il presidente del Senato, Renato Schifani, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni e quello della Difesa, Ignazio La Russa, che, tuttavia, malgrado l’appello del presidente della Repubblica, è stato abbondantemente fischiato da un gruppo di persone all'inizio del suo intervento.

Non è andata meglio all'assessore ai beni culturali del Comune di Roma, Dino Gasperini, duramente contestato a Porta San Paolo, e aiutato poi dall’intervento dall’anziano comandante partigiano, Massimo Rendina: " Dino è un amico, ha fatto passare l'idea di un museo della Resistenza all'aperto e noi gli siamo grati".

Manifesti neofascisti erano apparsi inoltre alla vigilia per augurare provocatoriamente “25 Aprile…Buona Pasquetta !!!”, festa ritenuta evidentemente più degna rispetto a quella della Liberazione, ma le celebrazioni sono state macchiate anche da un altro brutto episodio: ieri mattina nel quartiere romano del Pigneto è apparsa la scritta “Work Will Make You Free”, identica a quella posta all’ingresso del lager di Auschwitz ma in lingua inglese.

L’insegna di pessimo gusto, frutto di lungo e accurato lavoro e rimossa nella tarda mattinata, ha provocato sdegno unanime:  "A Roma continuano purtroppo ad aumentare episodi di intolleranza e violenza, che vanno condannati con la massima fermezza" ha esortato il commissario del Pd Lazio, Vannino Chiti, mentre Angelo Bonelli, leader dei Verdi, ha evidenziato come in città "siano in crescita i gruppi neofascisti, che ha portato ad aumentare il clima di odio e di intolleranza". "È gravissimo che ci siano persone che si sono messe a fare una scritta antisemita in ferro battuto e ad inchiodarla contro un muro – ha commentato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno – è un fatto estremamente grave e mi auguro che gli inquirenti trovino subito i responsabili". Dello stesso avviso la governatrice della Regione Lazio, Renata Polverini, che ha duramente criticato l'episodio, considerato "un'offesa a quanti hanno vissuto l'orrore di Auschwitz, a chi in quel campo di sterminio ha perso la vita, a coloro i quali sono sopravvissuti portando con sé il ricordo doloroso di quella barbarie".