Gianni Alemanno scansa il problema

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«Il prefetto ci ha ribadito la volontà di escludere l'area metropolitana di Roma dai siti presenti in regione in considerazione del grave peso che già grava sulla capitale in termini di accoglienza di rifugiati, richiedenti asilo e nomadi negli accampamenti abusivi». Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al termine di un incontro con il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro. Alemanno ha spiegato che la scelta finale verrà fatta da «Protezione civile e Regione ovviamente con la nostra influenza; e il prefetto si è fatto garante perchè si decida in questo senso».

Con queste rassicuranti parole il Sindaco allontanava lunedì sera il pericolo di orde barbariche di tunisini accampati nei pressi di san Pietro: ma sarà poi così? Il prefetto ha veramente i poteri per garantire Alemanno? A leggere il decreto della Presidenza del Consiglio diramato dal dipartimento della Protezione Civile il 12 aprile parrebbe proprio di no. Infatti il piano prevede due moduli di accoglienza, uno per 10.000 migranti e l'altro per 50.000, affidando alle regioni "l'individuazione delle strutture di ospitalità e l'organizzazione dell'assistenza a livello locale, da effettuarsi in stretto accordo con i prefetti e gli enti locali". Il testo è chiaro ed escluderebbe  che il prefetto Pecoraro possa garantire ad Alemanno  alcunché. Inoltre  il Piano Di Accoglienza solo per il modulo di 10.000 presenze ne prevede per il Lazio 978 che per il modulo di 50.000 salgono a 4892. Considerando che Roma e provincia assommano quasi la metà della popolazione della nostra regione, significa che a Roma ed alla sua provincia spettano circa 500 sfortunati da sistemare. 

Ora, nell'immediato si parla di 20.000 presenze nel nostro Paese che porterebbe gli ospiti nell'area metropolitana di Roma almeno a mille. Non si tratta ancora di un esodo, come il legista ministro Marroni ha minacciato sin dall'inizio, tanto più che ad esempio Toscana e Umbria sono già state escluse dal Piano avendo già provveduto per conto proprio. E allora anziché agitarsi e promettere invano non potrebbe Alemanno attivarsi in una silenziosa opera di solidarietà come la sua alta ispirazione cattolica richiederebbe?

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