Processo breve, la rivolta dei 300

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Ieri secondo giorno di presidio permanente davanti alla Camera dei Deputati per protestare contro la volontà della maggioranza di procedere all’approvazione delle norme sul processo breve. Insomma per approvare quelle norme che eviterebbero a Berlusconi di essere giudicato per il processo Mills. Da queste pagine, però, in questo momento ci interessa soprattutto mettere in risalto due aspetti. Il primo riguarda la rinnovata capacità del PD cittadino di coinvolgere e richiamare i propri iscritti. Chiariamo, la piazza è animata anche dai dipietristi dell’IDV e dal popolo viola. Gli interventi peraltro richiamano all’unità in nome della costituzione. Non di meno si  nota un nuovo feeling tra i partiti di centrosinistra, il PD in particolare e la propria base. 

Questo accade, quando si intercetta un sentimento diffuso e comune. In questa fase il PD riesce ad intercettare “l’incazzatura” di chi ha visto calpestata la decenza con le storie di Ruby e del Bunga Bunga senza poter esprimere  quello sdegno che ognuno sentiva dentro per  paura di offrire argomenti al centrodestra su un antiberlusconismo strisciante e bacchettone. Ora che si vede attaccata la costituzione e le regole democratiche, finalmente la “gente” dice basta e lo urla collettivamente davanti al simbolo della partecipazione democratica. Se il Pd riesce a convogliare questo malumore con la ritrovata capacità organizzativa di questi giorni,  il futuro del Partito Democratico inizia a tingersi di tinte molto meno fosche.  

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