Processo Breve, insultata Ileana Argentin

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La discussione in parlamento sul processo breve, tra le polemiche e i numeri dei possibili processi fermati dal provvedimento, ha creato tra ieri e oggi forti tensioni dentro e fuori l’aula di Monte Citorio.

E’ di oggi la notizia secondo cui la deputata del Pd Ileana Argentin, bloccata su una sedia a rotelle in quanto gravemente handicappata, abbia chiesto la parola per denunciare he un deputato della maggioranza, il leghista Massimo Polledri,le avrebbe detto di “non permettersi di applaudire”. La gaffe poco democratica si è rivelata doppiamente scorretta, dal momento che, come ha spiegato la stessa deputata “non posso muovere le mie mani, e se voglio applaudire lo faccio con le mani di altri, attraverso chiunque…''Gli applausi del centro sinistra in aula verranno poi coperti dalla voce della stessa Argentin che grida ''vergogna, vergogna!''.

Una voce dal centrodestra si e' udita dire ''ha ragione'' subito rimbeccata da altre grida di ''vergogna'' da parte dei banchi del centrosinistra.
Il deputato leghista si è poi personalmente scusato con l’Argentin.

Insomma un’altra rissa in parlamento, cui sono seguiti i commenti indignati di numerosi espoenenti politici, primo tra tutti il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti, che ha così commentato la vicenda: "E' davvero vergognoso quanto sta accadendo in queste ore nel nostro Parlamento. Gli insulti rivolti ad Ileana Argentin da parte di alcuni esponenti della destra rappresentano davvero una delle pagine più tristi degli ultimi anni e in un Paese che si rispetti i parlamentari che si sono resi protagonisti di un atto così grave dovrebbero rassegnare immediatamente le loro dimissioni. Solidarietà alla deputata è arrivata però anche da alcuni esponenti del centrodestra. Intanto in aula l’esame del provvedimento è slittato a martedì prossimo. In piazza invece è proseguito anche oggi il sit-in di protesta, con esponenti del popolo viola, Idv e Pd impegnati in una maratona oratoria e nell’esposizione di striscioni e cartelli contro i provvedimenti del governo.