Cgil, il 2 aprile manifestazione con la Camusso

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Il tema del lavoro deve tornare centrale. Il 2 aprile la Cgil di Roma e del Lazio manifesterà per richiamare l’attenzione delle istituzioni e delle parti datoriali sulla difficile situazione che stanno vivendo i lavoratori nella regione.

Il corteo partirà alle 9,30 da piazza Esquilino e terminerà a piazza SS Apostoli con il comizio della segretaria generale della Cgil Susanna Camusso. Una manifestazione, in vista dello sciopero generale della Cgil di maggio, che nel Lazio, secondo l’organizzazione dei lavoratori, non poteva più essere rimandata, perché di motivi per scendere in piazza cene sono anche troppi. Innanzitutto il rapporto con le istituzioni: «se con il Comune e la Provincia abbiamo un confronto con la Regione non siamo riusciti a ottenere tavoli di concertazione», spiega Claudio Di Bernardino, segretario della Cgil di Roma e del Lazio, che ieri ha chiarito le ragioni della mobilitazione nel gazebo della Cgil di piazzale Flaminio.

La necessità è quella di una rinascita fondata sul lavoro per una regione rimasta indietro che, con il 29,4% di disoccupazione giovanile, si aggiudica l’ultimo posto tra le regioni del centro nord. Una regione duramente colpita dalla crisi, come dimostrano chiaramente i dati forniti dalla Cgil che parlano di 5 mila lavoratori in mobilità in più nel 2010 rispetto all’anno precedente e di 400mila persone in condizione di graveprecarietà lavorativa se sisomma il numero di coloroche hanno perso il lavoro con quelli di chi è in mobilità e in cassa integrazione. L’elenco continua con i dati relativi al fisco, che parlano della regione Lazio come la più tassata d’Italia, se si considera che un cittadino romano paga in media 1758 euro l’anno e un cittadino di Rieti ne paga 1934 rispetto a una media nazionale di 1233 euro. Dati che rendono la vita delle famiglie laziali particolarmente pesante, se si pensa che negli ultimi 28 mesi sono mancati 800 milioni di euro nelle tasche dei lavoratori. 

E ancora: la Cgil Roma e Lazio denuncia l’assenza di politiche sul tema della casa: «La proposta di legge della Regione è in realtà una normativa sull’urbanistica – attacca Di Bernardino – la nostra proposta è che invece sia messa in atto una norma per sbloccare le 250 mila case sfitte presenti a Roma e affittarle a un prezzo agevolato».

In generale, i tagli che riguardano il sociale ammontano a 40 milioni di euro e per le infrastrutture non arrivano risposte: per la Salaria manca all’appello 1 miliardo e 250 milioni di euro, per il completamento della A24 mancano 80 milioni e per i Castelli romani 240 milioni di euro. Il trasporto pubblico locale ha scontato un taglio di 400 milioni di euro e sui rifiuti, a detta della Cgil, non c’è attenzione per la raccolta differenziata.

Per arginare gli effetti della crisi la Cgil lancia le sue proposte che riguardano innanzitutto l’estensione della cassa integrazione in deroga, progetti per il reinserimento dei lavoratori, il rifinanziamento del reddito minimogarantito, il rafforzamentodelle politiche per i giovanie per il lavoro femminile,percorsi per l’immediata stabilizzazione del personale precario della pubblica amministrazione, l’applicazione dell’accordo regionale del 2008 tra l’Amministrazione regionale e le parti sociali per la programmazione delle attività di formazione continua e misure che riguardano la sicurezza sui luoghi di lavoro, che costituisce ancora un problema serio nel nostro territorio. La mobilitazione di sabato è solo un primo passo di un percorso lungo, nel quale la Cgil si augura di incontrare la Cisl e la Uil: «avevamo iniziato a lavorare insieme e per noi non è cambiato nulla – conclude di Bernardino – la cosa migliore è che il sindacato sia unito».

Francesca D’Amico