Costi della politica, Unindustria tace

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«Inaccettabile». Confindustria definisce così l'aumento dei costi della politica che seguono alle decisioni con cui il Consiglio dei ministri, nei giorni scorsi, ha deciso di aumentare il numero dei componenti sui Consigli comunali e sulle Giunte nelle città con popolazione superiore al milione di abitanti. Piuttosto, dicono ancora gli imprenditori, se risorse ci sono, «queste dovrebbero essere utilizzate per investire nella crescita del paese e delle comunità locali». Viale dell'astronomia boccia dunque il provvedimento del Governo. «Chiediamo – si legge in una nota – che non vengano ripristinate le norme vigenti prima dei tagli operati con la manovra Finanziaria 2010. In particolare è inaccettabile che si aumenti il numero dei Consiglieri comunali e dei componenti delle Giunte delle grandi città. Sarebbe altresì inaccettabile che si aumentassero gli emolumenti degli amministratori locali a tutti i livelli». Che una voce così severa si levi da Confindustria corrisponde al sentire comune dei cittadini, oltre che degli imprenditori.

Ma  ovviamente questa voce non pare scuotere i sindaci Alemanno e Letizia Moratti, e l'austero ministro Tremonti. La Lega finge ma abbozza. Spettacolo penoso quello rappresentato dalla destra romana e da personaggi dalle molteplici provenienze politiche quali il consigliere Smedile, che si sono spellati le mani per plaudire a un'operazione di basso spessore politico, contrabbandandolo come un successo per Roma Capitale. Così come è stupefacente la posizione, subito rintuzzata dal segretario cittadino Miccoli, di chi nel Pd, sotto sotto conveniva almeno sull'aumento dei consiglieri. Eppure talora i silenzi pesano più delle esplicite denunce, tanto da chiedersi come mai sino ad ora Unindustria e il suo presidente Regina abbiano taciuto su una vicenda che li riguarda da vicino, in casa loro.

Ci rendiamo conto della singolare sintonia sbocciata fra il sindaco e gli industriali romani, cementata proprio nel corso dell'ultima assemblea di Unindustria a Valmontone e ancor a durante quegli Stati Generali voluti da Alemanno fra gloriosi fumi di incenso auto adulatorio del sindaco e già svaniti nella memoria dei più. Comprendiamo la convergenza di Regina sui grandi progetti per le Olimpiadi, il Giubileo e tanto, tanto altro ancora, che faranno di questa città, rattrappita nei propri problemi irrisolti e attraversata dal malessere sociale, non solo la gloria di Gianni Alemanno, ma anche un'isola felice per la metà di questo secolo. Ma una parolina degli industriali romani sull'intera vicenda non guasterebbe soprattutto nell'imminenza della successione ai vertici di viale dell'Astronomia, che fra i candidati potrebbe annoverare, meritatamente,  lo stesso Regina. Una parolina che, volenti o nolenti, suonerebbe come una denuncia, uno strappo dall'attuale sistema di potere della destra romana. Sempre che un intreccio di interessi e di reciproche convenienze non lo impedisca e consigli il cauto silenzio  di chi non si perde nelle piccole cose della politica, ma guarda al sodo. Sempre che chi oggi governa resti in sella almeno per i prossimi sette anni.

 

Giuliano Longo