Rifiuti, oltre Allumiere si gioca la grande partita

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Da mesi il nostro quotidiano denunciava il progetto Alemanno/Panzironi di allocare la mega discarica Romana ad Allumiere, ma è bastato un articolo su Repubblica e improvvisamente l'opposizione dormiente si è risvegliata, da Bruno Astorre a Claudio Bucci, a Zaratti, Nieri e compagnia cantante. Ovviamente tutti si concentrano sulla sciagurata scelta della località, alcuni invitando apertamente i comuni di quei territori a opporsi alla 'cittadella dei rifiuti' che dovrebbe sorgere in area militare secondo il protocollo da mesi sottoscritto con il ministro della difesa Ignazio La Russa. Chiacchiere, perché comunque Malagrotta va abbandonata (magari fra anni) e il duo Alemanno Panzironi ispirato sotto il profilo delle strategie finanziari e dall'AD di EUR spa Riccardo Mancini che a suo tempo in qualità di imprenditore privato, si è già occupato ( guarda caso) di rifiuti speciali e bonifiche relative, non ha alcuna intenzione di seguire le indicazioni del re dei rifiuti romani, quell'avv. Cerroni che la discarica la vorrebbe vicino a casa sua, ovvero ai Monti dell'Ortaccio o poco distante.

Che Alemanno da tempo non 'leghi' con l'avvocato è cosa nota, meno noto è che probabilmente la soluzione 'militare' della megadiscarica, l'AMA se l'era già venduta con le banche quale garanzia per la ristrutturazione ventennale del suo debito di 400 milioni. Ma l'operazione Alemanno/La Russa su Allumiere, area particolarmente garantita dalla extraterritorialità militare, offre indubbi vantaggi. Intanto la riservatezza se non la segretezza delle operazioni che ivi si compirebbero, ma soprattutto la possibilità di installare un impianto di smaltimento dei rifiuti che alcune voci, pervenuteci già l'autunno scorso, indicavano in un bruciatore del rifiuto 'tal quale' già adottata a Brescia dalla potente holding energetica A2A nata dalla fusione fra l'Azienda Elettrica Milanese (AEM) e l'azienda bresciana di smaltimento e produzione energetica dalla combustione dei rifiuti stessi.

L'area militare risulta peraltro particolarmente impermeabile alle inevitabili proteste delle popolazioni locali, come dimostra l'esperienza campana e comunque appare come una strategia ampiamente collaudata in situazioni di emergenza. Ma è questo lo stato dell'arte a Roma e nel Lazio? Siamo davvero a rischio, come minacciano ad ogni piè sospinto i fautori dei bruciatori ad oltranza? A leggere il piano dei rifiuti dell'amministrazione Polverini, peraltro criticabile, ma che ricalca sostanzialmente il piano che fu di Marrazzo, sembrerebbe proprio di no, sempre che gli impianti esistenti ottimizzino la loro produttività, venga realizzato il contestato 'gassificatore' di Albano e si incrementi la raccolta differenziata, meglio se porta a porta. Tocca vedere a questo punto se sarà Roma ad imporre la danza sul sistema dei rifiuti per i prossime vent'anni, con gli inevitabili risvolti finanziari e di potere, oppure se Nicola e Zingaretti e Renata Polverini riusciranno a 'contrattare' con Alemanno una linea comune.

Se tanto ci dà tanto quando si firmano protocolli con la Difesa, così cari a una destra autoritaria che non si smentisce mai, ben difficilmente il progetto Allumiere potrà essere accantonato. Infatti una delle obiezioni forti dell'amministrazione capitolina potrebbe riguardare proprio i risparmi che tale operazione comporterebbe  per le esauste casse comunali, nonostante l'avvocato Cerroni ogni giorno  giuri che le tariffe applicate per Malagrotta sono le più convenienti di questo mondo. E poi di tavoli 'interistituzionali' o 'cabine di regia' come le definisce il sindaco di Roma ne sentiamo sempre parlare in tutti i convegni e  pubbliche occasioni possibili e immaginabili, dove tocca fare 'l'ammuina' democratico/consociativa/moderata per la stampa. Ma quando si toccano i gangli veri del potere presente o futuro, i giochi cambiano.

 

Giuliano Longo