La consigliera Tarzia interviene anche sulle questioni educative

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La consigliera regionale Olimpia Tarzia oltre a a voler affidare i consultori all'associazionismo clericale, ieri è intervenuta anche sulle questioni educative, evidentemente sollecitata da quello stinco di santo di Berlusconi che non pare apprezzi la scuola pubblica,  presumibilmente riformata con la legge Gelmini. Così ci fa sapere che la sinistra non perde occasione per dimostrarsi lontana dalle esigenze delle famiglie, particolarmente di quelle in condizioni di maggior disagio.

Infatti in qualità di presidente della quasi inesistente, per attività alla Pisana, Commissione Scuola, diritto allo studio, formazione professionale, università della Regione Lazio, è convinta che i primi educatori siano i genitori e ad essi vada riconosciuto il primario diritto di poter scegliere le scuola per i propri figli. «Le Istituzioni hanno il dovere di tutelare tale diritto» spiega la consigliera, mettendo in atto ogni azione necessaria a consentirne l’esercizio a tutti i genitori, intervenendo con adeguati sostegni economici alle famiglie con particolari necessità economiche». Che fuor dal politichese burocratico vuol dire trovare i soldi per far iscrivere i figli delle famiglie disagiate alle scuole private, possibilmente cattoliche. Per questa ragione, sia pur fortemente impegnata nella imprescindibile riforma dei consultori, Tarzia ha avviato «un tavolo di confronto con le principali agenzie (sic) educative della nostra Regione e il mondo dell’associazionismo familiare e scolastico», il cui frutto è una proposta di legge sul buono scuola che ha in questi giorni presentato in Consiglio Regionale.

Non paga di tanto impegno, in qualità di presidente del Movimento Politica Etica Responsabilità (PER), si farà promotrice di tale proposta in tutte le regioni in cui è presente il Movimento. Evidentemente la instancabile consigliera vede, al pari del suo mentore di palazzo Grazioli, molti elementi di nequizia e corruzione nella scuola pubblica e soprattutto fra gli insegnati prevalentemente formati nell'ideologia marxista-leninista che stanno corrompendo le menti di tanti giovani destinati ad un futuro di precarietà e disoccupazione. Così si inventa una libertà di scelta fra scuola pubblica e privata che nessuno ha mai negato, ma che al momento è appannaggio quasi esclusivamente dei più abbienti, radical chic inclusi.

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