Roma-Viterbo lettera di un cronista pendolare

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Cari assessori Lollobrigida e Aurigemma, scrivo questa mia dopo l’ennesima disavventura in cui sono incappati i pendolari della tratta urbana della Roma-Viterbo. Mettevi per un momento (un momento solo, non vi preoccupate) nei panni di quella gente che quotidianamente si alza presto la mattina per venire a lavorare a Roma. Tra questi molti pendolari che arrivano dalla provincia di Rieti e prendono le coincidenze con i pullman Cotral a Saxa Rubra. Immaginatevi, alla fine della giornata, di sognare il ritorno a casa e una volta arrivati a piazzale Flaminio, magari dopo aver fatto le corse tra i ritardi delle metropolitane, gli autobus che non passano e il traffico cittadino.

Ma una volta in stazione,  accorgersi che manca il treno: il vostro treno. Perché c’è un cartello, sempre al solito posto, ma con orari cambiati, che fa il necrologio delle corse saltate: sempre più numerose. Sapete, quel treno rappezzato, sporco e con le tendine a brandelli, pieno di vociante umanità multietnica che spesso si nota più per l’odore che per l’abbigliamento inusuale, quando alla sera si ha in testa solo il pensiero di ritornare  per stare in famiglia almeno un’oretta, fa piacere vederlo sul binario. Invece, come accaduto il 21 febbraio alle 20.20, arrivati in quattro in stazione, il treno era partito tanto che non si vedeva nemmeno all’orizzonte.

Eppure il mio orologio faceva proprio lo stesso orario di quello del capostazione. Nessuna meraviglia se era giusto l’orario di partenza. Solo che quello successivo era stato soppresso e se ne riparlava alle 21, dopo circa 40 minuti. Con gli altri passeggeri che nel frattempo erano arrivati, tra cui molti dipendenti Atac che prendevano servizio a Grottarossa, abbiamo preso quello “diretto” , scendendo dove fosse possibile sperando di trovare la coincidenza per tornare indietro. Una speranza vana, perché a Prima Porta ci siamo accorti che erano state soppresse anche altre corse e il treno successivo sarebbe passato solo alle 21,20: altri 35 minuti di attesa.

Cari assessori, si era parlato di raddoppio della tratta extraurbana, del rinnovo delle carrozze, di un servizio migliore al cittadino. Quello che i pendolari vedono è un servizio sempre peggiore e la rabbia quotidiana che si portano dentro e non si sa fino a quando. Un gruppo di macchinisti incontrati in stazione hanno giustificato i salti corsa e i ritardi con la mancanza di personale. Uno ha detto che per garantire il servizio, già ridotto rispetto agli anni scorsi, si dovrebbe fare sempre i doppi turni. Non vi sembra che ci sia più di qualcosa che non va?

 

Maurizio Ceccaioni

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