Regione-Medicina generale: niente di fatto

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Ancora nulla di fatto tra Regione Lazio e medici di medicina generale. Secondo lo Smi (sindacato medici italiani) Lazio sono tante le questioni in sospeso che potrebbero indurre la delegazione sindacale a rimettere in discussione la firma posta sul Protocollo di intesa stipulato dalla Regione, riservandosi il diritto di manifestare il proprio dissenso con tutte le iniziative necessarie per la difesa della categoria.

Tra le principali criticità vi è la mancata collaborazione sulle prenotazioni prioritarie per la riduzione delle liste di attesa e l'obbligo, da parte dei medici di famiglia, delle esenzioni per reddito dei cittadini, in cambio della fornitura di adsl e software per l'invio dei certificati medici online, e il mancato pagamento per gli 800 studi associati di Medicina Generale, destinati all'assistenza sanitaria prevista dalle ore 8 alle 20. «Infatti i medici pagano ancora di tasca propria per ottemperare all'obbligo di Legge relativo all'invio dei certificati online (adsl, programmi gestionali e vari supporti informatici) – dichiara Cristina Patrizi, sindacalista dello Smi-Lazio.

Inoltre gli studi medici associati sono aperti a spese degli operatori sanitari che vi lavorano. Mentre gli arretrati che spettavano di diritto per il rinnovo della tornata contrattuale sono, tuttora, lettera morta. Questa è la situazione che contraddice ad una città tappezzata da cartelloni pubblicitari che informano i cittadini che le liste di attesa sono abbattute, quando ancora il servizio del Dr.Cup per le prenotazioni urgenti, non è mai partito e, soprattutto, non si è mai riunito il Tavolo tecnico con i medici per concertare l'elenco delle patologie che necessitano di una prenotazione entro le 72 ore; questo per non ingolfare il sistema con richieste improprie da parte dell'utenza».

Per tali ragioni medici di medicina generale, già in stato di agitazione incroceranno le braccia qualora la Regione Lazio non onorerà quanto sottoscritto con il Protocollo di intesa.