Mafie, Lazio sesta in Italia nei beni confiscati

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Il Lazio, con 482 immobili, è la sesta regione d'Italia per beni confiscati ai clan mafiosi. Roma e la sua provincia, con 383 immobili, risultano al settimo posto delle confische italiane. Su questo patrimonio la rete formata da Libera, Equorete, Action per i diritti, Cnca del Lazio, daSud Onlus e Gioventù attiva hanno avviato un monitoraggio per conoscere la loro utilizzazione una volta tolti alla criminalità organizzata. I numeri di questo «impero immobiliare» sono stati presentati ieri nel dossier «Riprendiamoci il maltolto» a palazzo Valentini.

Il monitoraggio ha riguardato 117 immobili su 135 (l'86% del totale dei beni confiscati fino al 31 dicem- bre 2009) e «i numeri – secondo le associazioni coinvolte – parlano chiaro»: 39 immobili risultano essere non in regola con la legge 109/96 (10 risultano essere vuoti e 29 occupati da attività che non si conciliano con la finalità della legge); 34 beni confiscati e destinati all'emergenza abitativa hanno evidenziato problemi; nel comune di Roma i beni confiscati sono stati 32, mentre di 46 non è stato possibile ottenere informazioni, infine tra Grottaferrata, Frascati e Ardea su 19 monitoraggi solo 3 strutture risultano non utilizzate.

Uno stabile in via IV Novembre, un appartamento di via Dalmazia, il Nuovo Cinema Aquila, la Collina della Pace, la Casa del Jazz e altri appartamenti a Prati, al Tuscolano e nei pressi di via Veneto sono solo alcuni esempi «romani» di buon utilizzo di beni confiscati e assegnati a fini so- ciali. «Da un lato abbiamo dato uno strumento sui beni confiscati – ha detto Enrico Fontana di Equorete – dall'altro abbiamo fornito uno strumento di lavoro». Tempi burocratici per le assegnazioni lunghissimi, mancanza di fondi e di conoscenza dei beni, richiesta di riconversione dei beni confiscati a fini sociali e non ad attività che non hanno i requisiti richiesti dalla legge. Sono queste alcune delle proble- matiche che la rete delle associazioni denuncia e che muove alle amministrazione pubblica affinchè snelliscano le procedure e rendano trasparenti le assegnazioni.

A questo proposito la rete ha definito una serie di proposte a tutti gli enti locali per abbinare impresa sociale e sviluppo locale: l'istituzione di un registro pubblico dei beni confiscati, la definizione di bandi pubblici per l'assegnazione, l'istituzione di uffici dedicati, lo stanziamento di risorse per le differenti ristrutturazioni, l'attivazione dell'Abecol, agenzia regionale per i beni confiscati e il coordinamento di tutte le proposte attraverso l'istituzione di un ufficio centrale. «Il numero dei beni confiscati stimola le attività e le iniziative concrete – ha sottolineato l'assessore alle politiche sociali della provincia Claudio Cecchini – insieme alle criticità ci sono anche le luci. C'è bisogno di creare un registro unico regionale pubblico, unico come gestione e su base locale per una mappatura completa del bene. Siamo disponibili come Provincia alla proposta di una sorta di sezione con l'assegnazione dei beni ai rispettivi comuni per i beni patrimoniali.»