Piano industriale Atac, l\’analisi di Mario Di Carlo

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Il consigliere regionale dl PD Mario Di Carlo fa sapere di aver letto con attenzione le prime informazioni fornite dall'azienda sul piano industriale che dovrebbe impedire il fallimento di Atac. E come ex presidente  di Atac, gli appare  evidente che ci sarà una diminuzione del servizio su gomma di circa il 20 per cento, scendendo sotto la soglia dei 100 milioni di chilometri l'anno. Questa riduzione la si vuole fare con tre strumenti: meno bus dove arriveranno B1 e Metro C, spostando risorse umane e mezzi dove c'è più domanda a danno delle linee meno frequentate; facendo apparire i trasferimenti per entrare in esercizio come servizio.

Questa per Di carlo  è una concezione che potrebbe essere valida per chi ragiona in termini di produzione industriale, ma riduce la funzione di servizio pubblico e spesso di una rappresentanza dell'istituzione nei quartieri più lontani, funzione svolta dall'Atac. Quindi meno corse per chi ne ha bisogno e corse più veloci per chi ha diverse alternative con l'obiettivo di aumentare gli incassi dei biglietti. Così si stravolge la funzione del servizio pubblico. Economicamente non è facile trovare l'equilibrio tra ciò che sin incassa facendo chilometri con ciò che si incassa trasportando passeggeri. Il rapporto di solito e 2 a 1. Quindi non è detto che questa soluzione sia conveniente per l'Atac.

Sul fronte finanziario, ridurre la patrimonializzazione ai soli beni necessari al servizio, significa ridurre la sua forza, la sua solidità, riportarla sotto l'influenza del Comune e condannarla a pochi mezzi propri e tutta finanza derivata. In poche parole: con l'ulteriore ricorso al leasing per gli autobus, portarla a poco più che una coop di autisti. infine è curioso di vedere l'intervento draconiano sul riequilibrio tra impiegati, operai e autisti. E quindi sospetta che non si agirà sul numero, ma aumentando i carichi di autisti e operai, mandando a casa le cooperative che operano nella manutenzione e nel movimento da rimessa dei bus. 

"Questo mi dice -conclude Di carlo- che oltre a ciò che abbiamo letto sui giornali su Parentopoli, ci sono molte cose che non sappiamo sulle quali l'amministratore delegato intende intervenire con la massima urgenza."