Sant\’Eugenio, fermi i lavori in due reparti

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Tutto ancora fermo nei reparti di Terapia intensiva e subintensiva neonatale e Ostetricia-Ginecologia dell'ospedale Sant'Eugenio di Roma. I lavori, terminati per il 95%, devono essere ultimati; si dovrà procedere poi con la fase di collaudo. La situazione resta però congelata a causa dei debiti (2,5 milioni) che l'Asl Rm C ha maturato nei confronti di una delle imprese che sta conducendo l'intervento e che, come previsto dalla legge, ha sospeso i lavori. Quella della ristrutturazione dei due reparti del Sant'Eugenio è una storia cominciata nell'ottobre 2009, con la chiusura dei locali, e che non è purtroppo ancora terminata.

L'intervento sarebbe dovuto durare dieci mesi, ma a ormai quasi un anno e mezzo dallo sgombero dei locali le nuove strutture non hanno ancora visto la luce. E dire che il direttore di Ostetricia-Ginecologia, Maurizio Zaza, lo scorso 21 luglio 2010 aveva inviato una lettera ai dirigenti dell'Azienda sanitaria Rm C in cui informava che i lavori non si erano conclusi come da cronoprogramma con gravi «ricadute economiche per l'azienda, assistenziale per l'utenza e professionale per gli operatori, che subiscono un vero e proprio bur-out»; presumeva inoltre che «prima di marzo-maggio 2011 non potrà considerarsi terminato il periodo di ristrutturazione della Ostetricia- Ginecologia».

Ipotesi che, col senno di poi, bisogna giudicare paradossalmente ottimistica, considerato l'attuale stato delle cose. Zaza avanzava poi due ipotesi, «una ottimistica e l'altra pessimistica», in considerazione della chiusura del reparto per tutto il 2010 e per parte del 2011. Quella ottimistica: «La Regione ci riduce altri 4 letti di ostetricia e ci trasforma in I livello assistenziale»; quella pes- simistica: «chiusi per chiusi, ci chiudono del tutto». Le severe rimostranze del direttore sanitario non hanno però evidentemente convinto la Regione a imprimere l'accelerazione necessaria alla conclusione dei lavori che interessano i due importanti reparti, costringendo migliaia di utenti a lunghe attese in altri nosocomi romani per un servizio essenziale.