Roma, dall\’incubo GP (svanito) al sogno olimpiadi

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Gianni Alemanno annuncia ufficialmente di aver rinunciato al gran premio di Formula Uno all'Eur. Lo ha detto ieri nel corso di una conferenza stampa in Campidoglio. E sin qui nulla di nuovo, dopo la famosa lettera di Ecclestone, il patron del circo F1, che gelava definitivamente le granitiche certezze di Alemanno e i cospicui investimenti preliminari di Flammini. Inutile infierire su una vicenda della quale questo giornale ha dato conto passo per passo, se non fosse che l'impudenza di questa destra, anche di fronte alla sconfitta della propria im- provvisazione e della propria irrefrenabile megalomania, ormai rasenta l'avanspettacolo.

Questa volta a calcare le scene è addirittura il loquace ministro della difesa Ignazio La Russa il quale tenta di arrampicarsi sugli specchi: «Questo non è un passo indietro», ma «una risposta immediata verso l'interesse nazionale. Ora – aggiunge – lanciamo un'altra grande ambizione, un sogno: quello delle Olimpiadi a Roma nel 2020. Mi sono già speso in prima persona per individuare l'area del villaggio olimpico». Intanto sarebbe opportuno che la destra si svegliasse dalla sua perdurante fase onirica dati i risultati sino ad oggi acquisiti.

Ma risulta anche estremamente preoccupante il personale impegno del ministro che dovrebbe avere ben altre preoccupazioni, soprattutto per l'Afghanistan dove i nostri militari muoiono quotidianamente. Tanto per dire che La Russa farebbe meglio a lasciar perdere i progetti ludici di Alemanno per occuparsi d'altro. Per quanto riguarda poi il villaggio olimpico, che vegeta in stato di degrado, sarebbe fine che Alemanno pensasse da subito al risanamento del quartiere senza aspettare il 2020. In proposito ci sia consentita una noticina a margine.

Abbiamo la certezza che attorno all'assegnazione dei Giochi Olimpici alla Capitale, si stringeranno tutti: destra e sinistra, imprenditori e chiesa, associazioni e sindacati e soprattutto l'opinione pubblica che probabilmente avrebbe gradito anche il gran premio. Ma è altrettanto evidente che su tutto l'affaire Alemanno tenta di ricostruire una immagine a pezzi e di camparci di rendita, magari sino al 2013. Così come la Moratti ci sta campando a Milano con il mitico Expo, la più grande speculazione edilizia che la "Capitale Morale" abbia mai vissuto. L'opposizione farebbe quindi bene a separare il grano dal loglio, cioè gli interessi veri della città da quelli di un sistema di potere che sta facendo bancarotta. Altrimenti sotto la stinta bandiera dell'interesse Nazionale o Cittadino che sia ci stanno tutti, Bossi compreso. Con il rischio che la gente cominci a pensare che davvero tutti i gatti sono bigi.