RIMPASTICCHIO: Alemanno non si rafforza

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C'è chi parla di cedimento, chi di sconfitta di Gianni Alemanno. Ma gli unici dati certi sono che la nuova giunta esclude dalla sua compagine le donne eccetto l'assessore Belviso, nonostante gli appelli della Salmartini, Meloni e della Santanchè, ma soprattutto che la ex componente aennina perde un assessore, ovviamente a favore della componente di Forza Italia. Ben prima di natale erano prevedibili le sostituzioni dell'assessore Marchi ai trasporti, dopo la vicenda di parentopoli all'Atac, e successivamente quella di de Lillo all'ambiente per la più o meno palese intenzione di Alemanno di gestirsi tutta la vicenda dei rifiuti solo e direttamente con Panzironi. Per cui l'azzeramento è parso un terremoto, un colpo di forza di un sindaco stanco dei condizionamenti delle varie fazioni e gruppi di potere, ma nella sostanza non è stato così. Affidare la gestione del bilancio ad un professionista quale Lamanda proveniente dalle fila di Capitalia segna una sorta di commissariamento delle casse comunali, mentre l'esclusione di Croppi dalla cultura segna una vera e propria inversione di fatto o quanto meno la fine di quella fase di cambiamento proclamato all'inizio dell'esperienza Alemanno, più di immagine che di sostanza. In fondo l'abbinata Croppi Rampelli aveva rappresentato l'anima vincente della campagna elettorale. Anima presto evaporata nei fumi di un clientelismo addirittura familistico ben superiore alla prassi spartitoria usuale anche per le precedenti amministrazioni. A ben vedere l'azzeramento della precedente giunta più che un terremoto ha suscitato un  leggero venticello che ha spostato gli assetti più verso gli interessi e le strategie del PdL nazionale, se non di Palazzo Grazioli, che nell'attuale situazione politica nulla intende concedere ai finiani che con la loro uscita hanno sicuramente indebolito la presenza aennina nel suo complesso. Ne emerge la figura di un sindaco sempre più eterodiretto e soggetto, d'ora in poi, alle decisioni di chi la politica la fa nei palazzi del potere berlusconiani. E sono stati proprio questi esponenti per primi a cogliere le debolezze di Alemanno, i suoi errori nel circondarsi delle persone fedeli, ma non all'altezza dei compiti affidati soprattutto all'Atac. Si restringe così il gruppo dei pasdaran del sindaco che oggi dovrà fare i conti con i malumori e le faide che questo rimpasto va creando nel suo partito. Basteranno i nuovi assetti del governo cittadino a risollevare il calo di consenso popolare di Alemanno? Quali altri mirabolanti invenzioni dovrà tirare fuori dal suo cilindro dopo il gran premio, le olimpiadi, l'abbattimento delle periferie, i grattacieli, i parchi tematici e quant'altro si scontra oggi con la crisi, il decadimento della città e la penuria di risorse finanziarie? E' probabile che l'amministrazione scaturita da questo rimpasto si avvii ad una gestione di basso profilo, ma molto attenta agli affari oggi rappresentati dagli interessi immobiliari sulle aree ed alla questione dei rifiuti e soprattutto dalle privatizzazioni in primis di AMA e forse di Atac, con una spruzzatina di sociale in più delegato al mondo cattolico con la presenza di Gianluigi De Palo presidente delle ACLI. Nella nuova compagine fra le competenze amministrative spicca solo quelle romane di Marco Visconti all'ambiente. Alemanno finisce così per divenire più che il sindaco dei romani il sindaco del PdL , alle sorti del quale ha legato il suo futuro.

 

 

                                                                                                                                                             Giuliano Longo