Monterotondo, l’ospedale sarà distrettuale

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 Ospedale distrettuale, così verrà riconvertito il Santissimo Gonfalone di Monterotondo secondo il piano di riordino presentato ieri dalla governatrice del Lazio Renata Polverini: una postazione 118, un ambulatorio per la piccola degenza presidiata da soli infermieri. Una trasformazione che ha il sapore della chiusura per la quale il sindaco eretino Mauro Alessandri chiama alla mobilitazione popolare “non solo di Monterotondo – dice il primo cittadino – ma di tutto il territorio che dal Santissimo Gonfalone dipende per esigenze sanitarie”. Già ieri mattina nel corso del Consiglio comunale convocato in via straordinaria proprio per affrontare la questione ospedale si erano detti tutto d’accordo, maggioranza e opposizione, nel ribadire il no alla chiusura del nosocomio, in tal senso un documento unitario è stato anche firmato dai sindaci dell’area, convocati in tutta fretta. Un pieno mandato a promuovere ogni iniziativa utile affinchè la Regione riveda la sua decisione. “Una chiusura – dicono da Palazzo Orsini – se non formale di certo sostanziale, confermata nei fatti dal taglio della totalità dei posti letto del Santissimo Gonfalone già dal 1° gennaio 2010 e che declasserebbe, nella migliore delle ipotesi, l’ospedale a centro diagnostico o di solo pronto soccorso. “Una decisione sbagliata e dagli effetti devastanti – ha affermato il sindaco – perché lascerà un bacino d’utenza di almeno centocinquantamila abitanti senza un presidio sanitario in grado di rispondere alle esigenze e alle emergenze». La chiusura del Santissimo Gonfalone colpisce infatti un territorio enorme, che dal quarto municipio di Roma arriva all’alta Sabina romana e dai Comuni tiberini a quelli nomentani. Ad essere riconvertito insieme al nosocomio eretino anche quello di Subiaco in difesa del quale sono già scesi in campo a protestare una quindicina di sindaci del comprensorio. E sulle ragioni della decisione palesata ieri, il sindaco Alessandri  ha aggiunto: “il provvedimento non nasconde nessuna ragione politica ma che è semplicemente basato su dati errati. E’ questo che vogliamo dimostrare alla presidente Polverini e per questo ci batteremo, assicurando il massimo senso di responsabilità che giustamente deve essere onorata, che è giusto pretendere ma che è altrettanto necessario osservare. E dico allora che certe decisioni assolutamente irragionevoli, prese passando sulla testa dei territori, senza dare la possibilità di un confronto, di un approfondimento, di una possibile individuazione di misure alternative a tagli sconsiderati e devastanti, sono quanto di più irresponsabile possa esistere e tali da mettere con le spalle al muro chi amministra le realtà locali ». Il sindaco conferma la richiesta di una mobilitazione che vada oltre i confini comunali e che abbia  tra i protagonisti tutte le realtà sociali, associative, del volontariato, delle rappresentanze di categorie dell’intero territorio: «E’ assolutamente vitale, che il Santissimo Gonfalone non venga declassato e mantenga la sua funzione di ricovero, diagnosi e cura per tutti i pazienti affetti da patologie acute. Non considero chiusa la partita, abbiamo davanti tre mesi decisivi e faremo tutto il possibile affinché la Regione acquisisca gli elementi utili ad una valutazione più accurata e maturi una contezza maggiore circa l’insostituibile funzione del nostro ospedale». Il sindaco ha incassato l’appoggio anche dai gruppi consiliari d’opposizione,  Pdl compreso, qualche  polemica ieri in assise c’è stata per alcune affermazioni del consigliere regionale de La Destra Roberto Buonasorte che aveva commentato la decisione della presidente Polverini  di riconvertire il nosocomio eretino come :”coraggiosa e che verrà premiata dai risultati”.

 

 

                                                                                                           Adriana Aniballi