La porchetta di Ariccia verso il riconoscimento dell’Igp

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 «Tra sei mesi, un altro prodotto regionale di qualità sarà iscritto nel registro ufficiale europeo dei prodotti Dop e Igp. Un risultato atteso che rende merito al lavoro di valorizzazione e promozione dei prodotti locali che l’assessorato, su indicazione del presidente Polverini, sta mettendo in campo per rilanciare le eccellenze del Lazio. Il marchio Igp per la porchetta di Ariccia è uno strumento indispensabile per tutelare e valorizzare, come merita, uno dei prodotti regionali più conosciuto e apprezzato dai consumatori, e, come tale, purtroppo anche impropriamente imitato, con un concreto danno commerciale per i nostri produttori e d’immagine per il nostro territorio». E’ quanto dichiara l’assessore alle Politiche Agricole e Valorizzazione dei Prodotti Locali della Regione Lazio, Angela Birindelli, in merito alla pubblicazione della domanda di riconoscimento Igp per la porchetta di Ariccia, avvenuta ieri sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. La Regione Lazio, attraverso il progetto “Agricoltura Qualità” gestito da Arsial, e in stretta sinergia con il Comitato proponente, ha garantito l’assistenza tecnica nella stesura dell’intero dossier tecnico-scientifico-storico necessario per la presentazione della richiesta.

«Un traguardo raggiunto dal progetto “Agricoltura Qualità” di Arsial – conclude la Birindelli – che conferma l’importante ruolo di sostegno alla ricerca, all’innovazione e allo sviluppo che l’Agenzia è in grado di offrire alle realtà produttive locali. Un ruolo che, nel prossimo futuro, dovrà caratterizzare sempre di più l’attività dell’Agenzia, anche in ambito internazionale».

La preparazione della porchetta costituisce l\’eredità di una cultura millenaria, di cui rimane depositaria l\’area di Ariccia, (un tempo La Riccia), nei Castelli Romani. La tradizione risale agli etruschi, all\’antica Roma, e riprende, facendo riferimento a dati certi, nella grande trattatistica in campo gastronomico del `400 e `500 nel “De Arte Coquinaria” di Maestro Martino da Como (metà del secolo XV). Nel 1802 il tedesco Johann Gottfried Seume, autore del libro "L\’Italia a piedi", passando per Ariccia, manifestò il proprio disappunto per il principe Chigi, reo di aver fatto abbattere le querce secolari del suo parco per meglio far pascolare i porci bradi, progenitori delle famose "porchette". Molte sono le "famiglie storiche" di origini romane e dei comuni limitrofi che da secoli lavorano con sistemi tradizionali la porchetta di Ariccia, tramandandosi da padre in figlio questa pregiatissima arte.