Afghanistan, ucciso da un attentato soldato nato a Velletri

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 Aveva messo su famiglia da un anno con Anna Maria Pittelli il Sergente Massimiliano Ramadù, il 33 enne di Velletri, che ieri mattina ha perso la vita in un attentato a Herat in Afghanistan. Massimiliano è morto durante la sua seconda missione da sminatore, iniziata a marzo, dalla quale sarebbe tornato quest’estate. Quando si parte per operazioni simili, sebbene se ne conosca la pericolosità, non si può arrivare a pensare, a sangue freddo, che per qualcuno dei nostri soldati sarà l’ultimo incarico. Che per i suoi cari sarà l’ultima volta che lo vedranno in vita, che ce li restituiranno defunti e che saranno accolti con tutte le onorificenze sì, ma perché caduti sul campo, nel fior fiore della loro giovinezza. Così è stato per due dei nostri: il sergente Massimiliano Ramadù e primo caporal Maggiore Luigi Pascazio, 25 anni, originario della provincia di Bari. Feriti, ma non gravi, altri due commilitoni italiani, che si trovavano a bordo dello stesso Lince, parte di un convoglio di forze internazionali. Si tratta del primo caporal maggiore Gianfranco Scirè, di Palermo, e del caporale Cristina Buonacucina di Foligno. Tutti e due, secondo quanto riferiscono fonti militari, riportano fratture ma non sono in pericolo di vita. Un fascicolo per \’strage con finalità\’ di terrorismo è stato aperto dalla procura di Roma in relazione all\’attentato. Il procedimento è stato affidato al pm Giancarlo Amato Ramadù aveva abitato a Cisterna di Latina fino al luglio scorso per poi trasferirsi a Torino. I suoi genitori, Cesare Ramadù e Laura Massimiliani, vivono ancora a Cisterna di Latina assieme ai due fratelli gemelli di Massimiliano, Franco e Carlo. Massimiliano era il primo di quattro figli e dopo essersi sposato in Calabria si trasferì a vivere con la moglie a Torino. Lo zio ha raccontato di lui di averlo visto, l\’ultima volta, giusto pochi giorni prima della partenza. E ricorda che Massimiliano non era contento di partire perché era passato così poco tempo dalle nozze e non voleva separarsi da Anna Maria. Ma il problema è che non c’erano altri sminatori disponibili. I parenti del giovane sergente sono venuti a sapere della sua morte come tutti noi connazionali, accendendo il televisore. Il fratello di Massimiliano che vive a Bologna era ancora allo scuro di tutto quando lo zio di Massimiliano l’ha rintracciato. Ramadù e Pascazio hanno perso la vita in una maniera atroce. I militari erano a bordo di un blindato Lince posizionato nel nucleo di testa di una colonna composta da decine di automezzi di diverse nazionalità, partita da Herat e diretta a Bala Murghab, più a Nord. Il ministro La Russa ha precisato che i soldati presenti in questa colonna, erano oltre 400 e si trovavano impegnati in un trasferimento operativo. L\’esplosione di un ordigno ha colpito in pieno il blindato, secondo quanto ha riferito il comando italiano di Herat. Il fatto è avvenuto alle 9,15 locali. Dalle prime ricostruzioni risulta che il veicolo colpito occupasse la quarta posizione lungo il convoglio, era in movimento e si trovava a 25 chilometri a sud di Bala Murghab. “Mi hanno strappato due figli”, le parole pronunciate dal generale Francesco Paolo Buonfigliuolo, che in questo momento è al comando della Caserma Monte Grappa dove ha sede la brigata Taurinense. “Le loro famiglie sappiano che saremo sempre vicini a loro, sia con le risorse materiali sia dal punto di vista morale”, ha aggiunto il generale. Il fatto è che nonostante il calore di queste parole, è passata già la prima notte di inimmaginabile dolore per le due famiglie che hanno i due giovani e per noi italiani che abbiamo assistito ad un’altra incommensurabile perdita.

 

                                                                                  Maria Chiara Shanti Rai

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