Villa Adriana, a rischio l\’area archeologica di Tivoli

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 Un allarme per Villa Adriana è stato lanciato dal presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali Andrea Carandini.

All\’indomani del crollo alla Domus Aurea, Carandini ha sottolineato che nell\’area archeologica di Tivoli sono presenti strutture antiche con “elevati pericolosi” e che pertanto sarebbe fondamentale operare un “monitoraggio continuo”. Per Carandini il rischio è che mentre un muro si puo\’ ricostruire con un crollo la struttura non ci sara\’ piu\’. A rischiare di più è Villa Adriana, residenza imperiale fatta costruire nel territorio attualmente appartenente al comune di Tivoli dall\’imperatore Adriano tra il 118 e il 138. Adriano detestava l\’affollamento, la promiscuità, gli intrighi e il caos di Roma, dove risiedette il meno possibile. La costruzione della villa tiburtina iniziò l\’anno successivo alla sua ascesa all\’impero, e lo accompagnò per il resto della sua esistenza.

Amante del bello, Adriano era appassionato di architettura ed intervenne direttamente nel disegno e nella progettazione degli edifici (manifestando una particolare predilezione per gli edifici a cupola), tanto che della villa non conosciamo gli architetti, mentre sappiamo che egli ne curò personalmente la progettazione e che pretendeva gli fossero sottoposti anche i problemi particolari della realizzazione e dell\’ornamentazione. Scelse quindi con particolare cura, tanto per cominciare, il sito della nuova residenza imperiale: fuori dal caos di Roma, ma lontano solo 17 miglia romane dalla città, tra la via Prenestina e la via Tiburtina, sul vasto pianoro salubre che si estende ai piedi dei monti Tiburtini, ben drenato e ricco (ancor oggi) di cave di materiali da costruzione come travertino, pozzolana e tufo, verso il quale convergevano all\’epoca ben quattro acquedotti (Anio Vetus, Anio Novus, Aqua Marcia e Aqua Claudia).

Qui, tra le molte ville rustiche che fin dall\’età repubblicana erano sorte fra Roma e Tivoli, ne esisteva già una costruita nel periodo Sillano, ingrandita da Giulio Cesare, pervenuta all\’epoca in proprietà della moglie di Adriano, Vibia Sabina, che proveniva da una famiglia di antica nobiltà italica [1]. Fu questo il primo nucleo della villa, incorporato poi nel Palazzo imperiale. Lo studio del sistema di canalizzazione e delle fognature sembra indicare che la progettazione del complesso sia stata unitaria, anche se dai bolli laterizi ritrovati in circa metà degli edifici emergono tre fasi di costruzione particolarmente attive tra il 118 e il 121, il 125 e il 128 e il 134-138.

La complessità della residenza rappresentò la complessità della sua personalità, la magnificenza delle costruzioni la sua idea orientalizzante dell\’immagine dell\’imperatore nel suo tempo.


                                                                                                Stefano Crocco

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