Monterotondo, morì annegata nella sua auto: sei indagati

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 Sono sei gli indagati dalla Procura tiburtina  per omicidio colposo e reati vari, legati all’indagine per la morte della 54ennne Bruna Carrara, sommersa da almeno quattro metri d’acqua  mentre era alla guida della sua auto nel sottopasso di  via Monti Sant’Ilario a Monterotondo.  Si tratterebbe del sindaco a quel tempo in carica, di due funzionari del Comune eretino e di due dirigenti del Comune di Roma e dell’Acea, oltre al proprietario del terreno adiacente al sottopasso.  Da tempo, da circa un anno i familiari di Bruna Carrara hanno atteso le decisioni della Procura di Tivoli, che già all’indomani della tragedia aprì un fascicolo per omicidio colposo, pur non inscrivendo nessuno nel registro degli indagati. I fatti, che sconvolsero l’intera comunità eretina,  avvennero la mattina dell’11dicembre  del 2008, la 54enne stava andando al lavoro quando con  la sua auto, una Renault Twingo, fu sommersa d’acqua nel sottopasso di via Monti Sant’Ilario, e morì annegata all’interno dell’abitacolo. Causa dell’allagamento, le forti piogge che per circa due giorni  interessarono  Roma e  provincia e che provocarono l’esondazione del fosso del Casale al confine tra Monterotondo e il Comune capitolino. Il corpo senza vita della donna fu tirato fuori dall’auto solo nel primo pomeriggio dai sommozzatori dei vigili del fuoco. Già un anno fa i carabinieri della Compagnia eretina misero i sigilli ad una parte del cavalcavia per fare partire i necessari accertamenti e per verificare le responsabilità. Nei giorni scorsi i militari sono tornati in via Monti Sant’ilario per confermare il sequestro preventivo dell’area.