Imprese dei Castelli Romani, in sei mesi del 2009 ne sono state chiuse 186

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 E’ crisi per le attività commerciali dell’intero hinterland castellano. Ben 186 cessazioni di attività nei soli primi sei mesi del 2009 rispetto al totale di 146 chiusure registrate nell’arco di tutto il 2008. Un incremento al ribasso pari al 27,40% che se dovesse continuare anche nell’arco del secondo semestre significherebbe chiudere il 2009 con una perdita globale di oltre 50 punti percentuali rispetto lo scorso anno. La realtà dell’attuale recessione si manifesta dunque ai castellani che vedono diminuire le varie attività commerciali sparse sul territorio. Il settore delle costruzioni è il più colpito con una perdita percentuale del – 2,29%. A seguire quello manifatturiero che registra un -2,19%. Perdite anche nell’intermediazione immobiliare che vede restringersi il proprio settore dell’1,83%. Non vengono risparmiati neppure i negozi dedicati ai beni personali e per la casa che, sebbene in forte presenza ai Castelli Romani, registrano un calo dello 0,54%. A determinare il nuovo asset commerciale castellano ci sono cittadine come Nemi che perde il 25% di attività manifatturiere o come Lariano che nel settore immobiliare diminuisce del 14,29% seguito da Ariccia con un negativo del 10%. Un dato certo è quello della coincidenza temporale dei dati pubblicati dalla C.c.i.a.a. per questo primo semestre con il determinarsi della crisi internazionale ormai ben nota. A sollevare le sorti castellane, dunque, solo l’imprenditoria femminile, di cui si è fatto già riferimento (sull’edizione del 5 Agosto 2009 del nostro giornale), che ha permesso di limitare la perdita generale di attività commerciali. Responsabilità sicuramente da attribuire anche alle difficoltà da parte delle varie imprese, soprattutto quelle più piccole, di accedere al credito bancario, nonostante le misure messe in atto dal Governo. E se le banche sono “sorde”, soprattutto i colossi, le imprese non autosufficienti stentano a rimanere a galla. Per questo iniziano a proliferare nell’intera area le banche di credito cooperativo che tentano un approccio più attento alle realtà locali.

                                                                                          Maria Chiara Shanti Rai