Farmacista le nega la pillola del giorno dopo, lei vuole qurerarlo

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E’ intenzionata a sporgere querela per il farmacista e per i suoi dipendenti A.M., la donna di 35 anni che giovedi scorso si è vista negare la pillola Ru 486, meglio conosciuta come pillola del giorno dopo, all’interno di una farmacia di Fiumicino. Questi i fatti. A.M., dopo essere stata dal ginecologo che le aveva prescritto la ricetta, si è recata in farmacia, dove non hanno voluto venderle il farmaco per un’obiezione di coscienza, e si è rivolta direttamente ai carabinieri, senza nemmeno provare a comprarla altrove. La donna ha contattato l’ordine dei farmacisti denunciando il fatto. L’ordine le ha dato ragione, rispondendole che l’obiezione di coscienza per questa categoria non esiste. Il farmacista, tra l’altro presidente dell’associazione farmacisti cattolici, dal canto suo ha affermato di non voler vendere nè a lei nè a nessun’altra donna questo farmaco perché lo ritiene abortivo. A. M. è quindi convinta a sporgere querela, facendo presente anche un altro aspetto della vicenda, e cioè che si è svolta alla presenza di tutti gli altri clienti della farmacia, senza nessun rispetto per la propria privacy. Immediate le reazioni, soprattutto dal mondo femminile. Cecilia D’Elia, assessore alle Politiche culturali della provincia di Roma, dichiara in una nota che “non c\’è nessun fondamento di \’coscienza\’ per l\’obiezione messa in atto dal farmacista di Fiumicino”, dal momento che la pillola del giorno dopo, spiega, "non è una pillola abortiva ma semplicemente contraccettiva, che aiuta a prevenire una gravidanza indesiderata e di conseguenza un eventuale aborto". A difendere e tutelare i diritti femminili poi si aggiunge anche la voce della vice responsabile per Roma dell\’Italia dei Diritti, Anna Manfredi, che dichiara come “per una donna scegliere di abortire o usare più semplicemente la cosiddetta pillola del giorno dopo, non è mai una decisione presa a cuor leggero: dietro vi è sempre un motivo che né Chiesa, né medici, né zelanti farmacisti obiettori di coscienza possono permettersi di giudicare". 

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